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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Tumore della prostata, due microRna frenano i macrofagi

Lo studio ha analizzato il sangue di quasi 80 pazienti e indica un possibile bersaglio per future strategie immunitarie

Un gruppo di ricercatori ha individuato due microRna che possono ridurre la risposta immunitaria contro il tumore della prostata. Il meccanismo è stato osservato nel sangue di quasi 80 pazienti sottoposti ad accertamenti per un sospetto tumore.

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Il meccanismo osservato nel sangue

Secondo la ricerca, le cellule tumorali rilasciano nel circolo sanguigno piccole vescicole extracellulari. Queste trasportano miR-302a-5p e miR-367-3p, due molecole capaci di modificare il comportamento dei macrofagi, cellule del sistema immunitario coinvolte nella risposta contro il cancro.

«Il tumore rilascia nel circolo sanguigno delle minuscole bolle, le vescicole extracellulari, cariche di due specifici microRna capaci di spegnere l'attività dei macrofagi», ha spiegato Giuseppina Catanzaro, professoressa associata all’Università degli Studi Link. A suo avviso, questo processo rende la neoplasia un tumore “freddo”, cioè meno riconoscibile e aggredibile dalle difese dell’organismo.

I macrofagi possono assumere caratteristiche diverse: il fenotipo M1 è associato a un’azione più aggressiva contro il tumore, mentre quello M2 tende a favorire tolleranza immunitaria e riparazione dei tessuti. Nei pazienti esaminati, i monociti circolanti, che sono i precursori dei macrofagi, hanno mostrato una propensione verso lo stato M2, più marcata nei casi di malattia aggressiva.


I risultati degli esperimenti

L’analisi ha collegato la riprogrammazione dei macrofagi alla presenza elevata dei due microRna. Nei campioni con maggiori livelli di miR-302a-5p e miR-367-3p sono emerse una minore attività infiammatoria e una maggiore presenza di marcatori legati alla tolleranza immunitaria.

In laboratorio, i ricercatori hanno utilizzato la tecnologia Lna, acronimo di acido nucleico bloccato, per inibire le due molecole. Il blocco ha permesso di riattivare nei macrofagi un comportamento antitumorale, risultato che suggerisce la presenza di una risposta immunitaria ancora recuperabile.

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«Il raffreddamento immunitario comincia molto prima, direttamente nel sangue, dove i precursori dei macrofagi vengono educati dalle vescicole rilasciate dal tumore», ha detto Catanzaro. La rilevazione di questo codice molecolare attraverso un prelievo potrebbe aiutare a individuare i pazienti più adatti a eventuali strategie di riprogrammazione cellulare da affiancare alle terapie già disponibili.


Prossimi passaggi della ricerca

Valerio Chiurchiù, primo ricercatore dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale del Cnr e direttore del Laboratorio di Risoluzione dell’Infiammazione dell’Irccs Life Santa Lucia di Roma, ha definito incoraggiante il ritorno dei macrofagi verso il fenotipo antitumorale dopo l’inibizione dei microRna.

Il risultato, tuttavia, è ancora preliminare. Prima di valutare un possibile impiego terapeutico saranno necessari studi sugli animali, verifiche di sicurezza e sistemi mirati per trasportare i farmaci alle cellule interessate.

Il lavoro è nato dalla collaborazione tra Università degli Studi Link, Istituto di Farmacologia traslazionale del Cnr, Irccs Life Santa Lucia, Sapienza Università di Roma e Policlinico Umberto I di Roma. La ricerca ha riunito competenze cliniche, biologiche, immunologiche e bioinformatiche ed è stata pubblicata sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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