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Salute 2 min di lettura23 ore fa

Tumore al polmone, cosa indicano i primi dati sulla malattia del Papa

Le analisi sul tessuto dovranno chiarire lo stadio e le caratteristiche molecolari dell’adenocarcinoma, elementi decisivi per scegliere il trattamento

L’ipotesi iniziale ha trovato conferma dopo l’intervento: Papa Leone XIV è stato colpito da un adenocarcinoma polmonare. L’operazione, durata 90 minuti, ha portato alla rimozione del lobo inferiore destro; durante la procedura i medici hanno esaminato in via preliminare il tessuto prelevato per identificare la natura della malattia.

Le prime informazioni disponibili fanno pensare a una diagnosi arrivata in una fase iniziale. La possibilità di intervenire chirurgicamente e il riferimento del Pontefice a un “nodulo piccolo” sono elementi compatibili con questa ipotesi, ma la valutazione definitiva dipenderà dagli esami sul polmone e sui linfonodi asportati.

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La prognosi dipende dallo stadio

Per il tumore polmonare, l’evoluzione della malattia è legata soprattutto al momento in cui viene individuata. Quando l’adenocarcinoma viene riconosciuto precocemente, i dati riportati indicano una sopravvivenza a cinque anni che può raggiungere l’80%.

Questa percentuale non consente però di definire già l’esito del caso del Papa. Prima di stabilire il percorso oncologico occorrerà completare la stadiazione e conoscere le caratteristiche molecolari delle cellule tumorali, informazioni necessarie per valutare il rischio di una ricomparsa dopo l’intervento.


Che cos’è l’adenocarcinoma polmonare

L’adenocarcinoma nasce da cellule ghiandolari, cioè cellule capaci di produrre e secernere sostanze come il muco. Proprio perché questo tipo cellulare è presente in molti organi, la stessa forma di tumore può svilupparsi, tra gli altri, nel pancreas, nello stomaco, nell’ovaio, nella prostata e nei polmoni.

Nel polmone rientra tra i carcinomi non a piccole cellule, il gruppo più frequente dei tumori polmonari. È inoltre la forma diagnosticata più spesso nelle persone che non fumano o che hanno smesso di fumare e tende a comparire nelle aree più esterne dell’organo.

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Gli esami guideranno la terapia

I campioni prelevati durante l’operazione saranno sottoposti ad analisi per verificare la presenza di alterazioni molecolari utili a orientare la cura. In particolare, i medici cercheranno eventuali bersagli associati a Egfr, Alk, Ros1, Kras, Braf, Met e Ret.

Sarà esaminata anche l’espressione della proteina PD-L1. Il risultato di questa valutazione, insieme allo stadio della malattia, servirà a capire se possa essere indicata l’immunoterapia e quale combinazione di trattamenti considerare.


Possibili cure dopo l’intervento

La strategia avrà l’obiettivo di eliminare eventuali cellule tumorali rimaste dopo la chirurgia e di contenere il pericolo che la malattia torni. In base agli esiti degli esami, il piano potrà comprendere farmaci mirati oppure immunoterapia, da sola o associata alla chemioterapia.

In determinate situazioni gli specialisti possono prendere in considerazione anche la radioterapia dopo l’operazione. La scelta, tuttavia, non è ancora definibile: dipenderà dai risultati dei test sul tessuto polmonare e sui linfonodi e dalla classificazione precisa dello stadio.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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