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Salute 3 min di lettura14 ott

Sonno, il dettaglio che può essere legato a 83 malattie

Due ricerche collegano la qualità del riposo notturno a numerosi rischi per la salute e valutano anche il possibile effetto del recupero nel fine settimana.

Sognare di più non significa automaticamente stare meglio, ma una ricerca su oltre 95 mila persone ha rilevato un’associazione tra una maggiore durata della fase REM e una minore frequenza di 83 patologie. Tra quelle osservate figurano insufficienza cardiaca, demenza e Parkinson. I dati arrivano da uno studio pubblicato a settembre su PLOS Medicine e riportano il tema al centro dell’attenzione anche in Italia, dove il riposo notturno resta spesso insufficiente.

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La fase REM sotto osservazione

I partecipanti, inseriti nella UK Biobank, hanno portato al polso per sette giorni e sette notti dispositivi per registrare il sonno. Gli strumenti, simili agli apparecchi usati da molti orologi intelligenti, hanno permesso di distinguere le fasi REM, profonda e leggera, oltre a durata e regolarità del riposo. Le condizioni di salute sono state poi monitorate per un periodo mediano di 8,9 anni.

L’analisi ha collegato una quota più elevata di sonno REM a una probabilità più bassa di 83 malattie. Questa fase, il cui nome deriva dall’espressione inglese che indica il rapido movimento degli occhi, è quella in cui si verificano molti sogni particolarmente vividi. Anche il sonno profondo è risultato associato a un esito favorevole, ma in relazione a sette patologie, tra cui diabete di tipo 2 e depressione.


Poco sonno e orari instabili

Altri elementi sono stati invece messi in relazione con una maggiore presenza di alcuni disturbi. Tra questi ci sono il riposo inferiore a cinque ore per notte, una marcata variabilità degli orari e lunghi risvegli dopo l’addormentamento; nelle persone con queste caratteristiche sono emerse associazioni con problemi come ansia e dipendenze da sostanze.

I risultati non dimostrano che dormire in un certo modo provochi o prevenga direttamente una malattia. Si tratta infatti di una ricerca osservazionale: gli studiosi hanno raccolto informazioni senza modificare le abitudini dei partecipanti. Lo studio costituisce quindi un ulteriore elemento a sostegno delle sei-otto ore di riposo notturno indicate dai medici, soprattutto per adulti di mezza età e anziani, ma non prova un rapporto di causa ed effetto.


Il recupero nel fine settimana

Sul tema della regolarità si inserisce anche un’indagine svolta in Corea del Sud, presentata a Monaco di Baviera durante il congresso annuale della Società europea di cardiologia. Il lavoro ha seguito circa 40 mila adulti per sette anni, esaminando il rapporto tra il sonno aggiuntivo nei giorni liberi e la comparsa dell’ipertensione.

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Secondo i risultati, chi ritardava il risveglio nel fine settimana di circa un’ora e mezza poteva avere una probabilità più bassa di sviluppare pressione alta, con un’associazione più evidente tra le persone fisicamente inattive. L’ipotesi contrasta con l’idea che recuperare il sonno nei giorni liberi sia sempre dannoso perché altera la regolarità quotidiana e il ritmo biologico.


Quando recuperare non basta

Nawon Lee, ricercatrice della Korea University di Seul e responsabile dello studio, ha invitato a non considerare negativamente il sonno aggiuntivo nei giorni liberi: «Non è necessario sentirsi pigri o in colpa se si resta a letto più a lungo nel fine settimana». A suo giudizio, dopo una settimana di riposo insufficiente, dormire più a lungo può rappresentare il modo con cui l’organismo recupera.

La carenza di sonno può mantenere attivi i meccanismi legati alla risposta allo stress e interferire con la normale riduzione della pressione durante la notte. Tuttavia, il possibile vantaggio non sembra aumentare senza limiti: un recupero superiore a quattro ore potrebbe indicare un debito di sonno molto ampio, una qualità scadente del riposo o altri elementi associati all’ipertensione.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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