Sanità, il conto nascosto: 18,8 miliardi persi e 32 da trovare
La Fondazione Gimbe segnala un calo delle risorse rispetto al Pil e avverte: senza nuovi fondi, Regioni costrette a scegliere tra tasse più alte e servizi ridotti.
A pagare il possibile squilibrio dei conti sanitari potrebbero essere ancora una volta i cittadini. Secondo Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe, le Regioni rischierebbero di dover intervenire con maggiori imposte oppure riducendo le prestazioni per rispettare i bilanci.
La prospettiva riguarda soprattutto il prossimo triennio, quando il fabbisogno del Servizio sanitario nazionale potrebbe superare di 32,3 miliardi di euro le somme disponibili. «Poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei Lea il nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario», ha osservato Cartabellotta.
Il prossimo triennio parte in salita
Le stime della Fondazione Gimbe si basano sul Documento Programmatico di Finanza Pubblica approvato il 2 ottobre. Il documento indica una crescita della spesa sanitaria in valore assoluto, ma una quota invariata o più bassa se confrontata con il Pil.
In mancanza di stanziamenti aggiuntivi, la copertura della distanza tra necessità e risorse finirebbe sui bilanci regionali. Cartabellotta ha sintetizzato il rischio spiegando che, per conservare l’equilibrio finanziario, le amministrazioni avrebbero soltanto due strade: aumentare la pressione fiscale o comprimere i servizi; in entrambi gli scenari, ha concluso, l’onere ricadrebbe sulla popolazione.
Il calo che non appare nei bilanci
Tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale crescerà nominalmente di 17,5 miliardi, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi previsti per il 2026. Il confronto con la ricchezza prodotta dal Paese, però, restituisce un quadro diverso.
Nel 2022 il Fondo valeva il 6,27% del Pil. Negli anni seguenti il rapporto si è collocato attorno al 6%, con il 6,14% stimato per il 2026: da questa riduzione della quota destinata alla sanità deriva una perdita virtuale pari a 18,8 miliardi di euro.
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Inflazione e risorse erose
La Fondazione Gimbe definisce questo meccanismo come un insieme di “tagli invisibili”. Non si tratta di una diminuzione nominale dei finanziamenti, ma di risorse inferiori rispetto a quelle che sarebbero state assegnate se fosse rimasto costante il rapporto tra Fondo sanitario e Pil del 2022.
Sul potere effettivo degli stanziamenti ha inciso anche l’inflazione. L’aumento nominale complessivo di 37,5 miliardi registrato dal Fondo tra il 2010 e il 2026 risulta infatti quasi interamente annullato dall’incremento dei prezzi.
Il rapporto presentato alla Camera
I dati sono contenuti nel Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione Gimbe. Il documento è stato illustrato nella Sala della Regina della Camera dei Deputati.
Il presidente della Fondazione ha sottolineato che la crescita nominale del finanziamento non coincide con un rafforzamento della quota di ricchezza nazionale destinata al Servizio sanitario nazionale. È proprio questa differenza, secondo l’analisi, a trasformare l’aumento apparente delle risorse in una riduzione rispetto alle necessità del sistema.
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