Orbitopatia, a Monserrato debutta il teprotumumab: cosa cambia
Il Policlinico Duilio Casula entra nella rete dei centri autorizzati per una terapia destinata a casi selezionati di malattia oculare tiroidea
Il percorso che ha portato alla prima infusione è stato costruito mettendo insieme competenze diverse. Giulia Lanzolla ha sottolineato il contributo dell’Endocrinologia, con Silvia Corrias, Aurora Arba, Giorgia Colomo e Giulia Corti, e dell’Oculistica, con Alberto Cuccu, Filippo Lixi e Claudia Corda.
Nel lavoro sono state coinvolte anche la Chirurgia Generale guidata da Pietro Giorgio Calò, la Radiologia affidata a Luca Saba e la Medicina Nucleare diretta da Gianluigi Loi. Decisivo è stato inoltre il supporto di Valentina Mureddu della Farmacia ospedaliera, coordinata da Arianna Cadeddu.
Una terapia per casi selezionati
Teprotumumab è stato sviluppato appositamente per l’orbitopatia basedowiana. Lanzolla lo descrive come un anticorpo monoclonale capace di interferire con il recettore dell’IGF-1, elemento coinvolto nei processi della patologia.
A differenza dei corticosteroidi impiegati in precedenza, il farmaco può intervenire non soltanto sulla componente infiammatoria, ma anche sull’esoftalmo e, in parte, sulla diplopia. Il trattamento comprende otto infusioni per via endovenosa, effettuate a distanza di tre settimane l’una dall’altra.
L’impiego è stato autorizzato da AIFA, ma al momento riguarda esclusivamente pazienti scelti all’interno dei centri abilitati. Resta ancora da definire il percorso relativo alla rimborsabilità.
Il primo trattamento in Sardegna
La somministrazione inaugurale è avvenuta al Policlinico Duilio Casula di Monserrato. La destinataria era una paziente affetta da una forma attiva e di gravità moderata, che non aveva risposto ai corticosteroidi.
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Con questo passaggio, l’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari diventa la prima struttura sarda autorizzata a utilizzare il trattamento e la quarta in Italia. L’arrivo del farmaco amplia le possibilità disponibili per una malattia che, finora, poteva contare su un numero limitato di opzioni farmacologiche e che in alcuni casi può richiedere un intervento chirurgico.
L’orbitopatia basedowiana, chiamata anche malattia oculare tiroidea, è una condizione autoimmune spesso collegata al morbo di Basedow. Può provocare protrusione dei bulbi oculari, infiammazione, visione doppia e, nelle situazioni più severe, compromettere in modo permanente il nervo ottico e la vista.
Un servizio attivo da gennaio
La procedura si è svolta nell’ambito dell’attività avviata nel gennaio 2025 al Policlinico Duilio Casula per seguire in modo integrato le persone con morbo di Basedow e problemi oculari associati. Da allora, il servizio ha esaminato più di 300 pazienti arrivati da diverse aree della Sardegna.
La struttura nasce dall’intesa tra l’Endocrinologia diretta da Francesco Boi e l’Oculistica guidata da Giuseppe Giannaccare, con il coordinamento di Giulia Lanzolla. Secondo l’équipe, l’organizzazione consente di affrontare la patologia con l’obiettivo di tutelare la vista e la qualità di vita dei pazienti, in un territorio caratterizzato da un’elevata presenza di malattie autoimmuni.
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