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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Novartis presenta Catalyst, il progetto per la ricerca clinica

L'iniziativa punta a ridurre gli ostacoli organizzativi negli ospedali e partirà con progetti pilota in quattro regioni

Novartis ha presentato in Italia Catalyst, un progetto dedicato a migliorare l’organizzazione della ricerca clinica negli ospedali. L’iniziativa è stata illustrata durante l’evento “Innovazione che cambia la vita”, organizzato per celebrare 250 anni di innovazione scientifica e i 30 anni dalla nascita dell’azienda.

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Il divario nella conoscenza

Secondo un’indagine realizzata da AstraRicerche, il 78% degli italiani considera l’innovazione e la ricerca clinica uno strumento utile allo sviluppo del Paese. La quota di chi si ritiene molto o abbastanza informato sull’argomento, però, si ferma al 27,1%.

Da questa distanza tra consenso e consapevolezza nasce l’idea di rafforzare la rete della ricerca clinica. Catalyst è stato sviluppato attraverso il confronto con sperimentatori, centri di ricerca, società scientifiche ed esperti del settore.


Come funzionerà Catalyst

Il progetto guarda soprattutto alla gestione degli studi negli ospedali, un aspetto meno visibile rispetto ai risultati scientifici ma rilevante per la loro realizzazione. Tra gli ostacoli individuati figurano procedure burocratiche complesse, carenza di personale dedicato e una suddivisione del lavoro in comparti separati, che può rendere più difficile integrare la ricerca nei percorsi di cura.

L’obiettivo è aiutare i centri a riconoscere le condizioni organizzative più adatte per svolgere gli studi e accorciare il passaggio tra progresso scientifico e disponibilità di nuove opportunità terapeutiche. Le prime iniziative pilota saranno avviate in Lombardia, Veneto, Toscana e Campania.


Numeri e aree di ricerca

Novartis indica nella ricerca clinica uno dei principali ambiti di collaborazione con il sistema sanitario. In Italia l’azienda conta 924 centri clinici attivi e più di 2.000 pazienti coinvolti negli studi.

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Le attività di ricerca e sviluppo si concentrano su oncologia, area cardiorenale-metabolica, immunologia e neuroscienze. Tra le piattaforme utilizzate figurano medicina di precisione, terapie con radioligandi, siRNA e terapie cellulari e geniche.


Le dichiarazioni sull’iniziativa

Federico Mambretti, Country President di Novartis Italia, ha spiegato che l’anniversario dei 250 anni comporta anche la volontà di assumere responsabilità e rischi legati all’innovazione. “Oggi la sfida non è soltanto aprire nuove frontiere della scienza, ma assicurare che il valore dell’innovazione possa tradursi in un impatto concreto sulla vita delle persone”, ha dichiarato durante l’evento.

Paolo Petralia, direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e vicepresidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, ha richiamato la necessità di rendere più uniformi e digitali i processi negli studi clinici. A suo giudizio, una gestione più integrata può produrre benefici misurabili per pazienti, professionisti e organizzazione sanitaria.

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un testo inedito di Paolo Giordano, dedicato al significato della scienza e al contributo della ricerca medico-scientifica alla vita delle persone. L’Italia, intanto, deve fare i conti con differenze organizzative e frammentazioni che possono ridurre la capacità di attrarre nuovi studi: in Europa la Spagna è al primo posto per numero di sperimentazioni cliniche, davanti a Francia e Germania.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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