Melanoma, la ricerca cerca nuove risposte: IA e test genetici
La ricerca indipendente sul melanoma attraversa una fase delicata: in Italia, nell’arco degli ultimi 15 anni, le sperimentazioni non sostenute dall’industria farmaceutica sono diminuite del 57%.
La ricerca indipendente sul melanoma attraversa una fase delicata: in Italia, nell’arco degli ultimi 15 anni, le sperimentazioni non sostenute dall’industria farmaceutica sono diminuite del 57%. Per Anna Maria Di Giacomo, consigliera dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), rilanciare gli studi promossi senza finalità commerciali rappresenta una delle priorità dell’associazione.
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La ricerca indipendente perde terreno
Il tema è al centro del congresso annuale dell’Imi, che si apre oggi a Bologna. L’associazione considera il sostegno agli studi autonomi un passaggio essenziale per sviluppare nuove conoscenze sul tumore cutaneo e migliorare le strategie di cura.
Accanto alla ricerca clinica, gli specialisti guardano agli strumenti capaci di rendere più precisa la caratterizzazione della malattia. Biologia molecolare, analisi digitale dei tessuti e intelligenza artificiale stanno ampliando le possibilità diagnostiche, anche se il loro impiego deve rimanere subordinato alla valutazione del medico.
Tecnologia al fianco dello specialista
Secondo Daniela Massi, presidente dell’Imi, l’intelligenza artificiale potrebbe lavorare insieme all’anatomopatologo come un «copilota specializzato». Il suo ruolo, quindi, viene indicato come supporto all’interpretazione clinica e non come sostituzione della competenza professionale.
I test di sequenziamento di nuova generazione, indicati con la sigla Ngs, possono inoltre individuare alterazioni genetiche utili a selezionare farmaci mirati. Al momento, tuttavia, manca ancora un pannello diagnostico o prognostico specifico inserito nel tariffario e rimborsato.
Numeri ancora rilevanti in Italia
Ogni anno nel Paese vengono diagnosticati circa 13mila nuovi casi di melanoma, mentre le persone che convivono con una diagnosi sono oltre 221mila. La sopravvivenza a cinque anni ha superato il 90%, ma la malattia provoca ancora circa 2.500 morti l’anno.
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Questi dati rafforzano la necessità di intervenire prima possibile, concentrando l’attenzione sui soggetti più esposti. L’Imi propone controlli calibrati sul rischio individuale e una presa in carico capace di accompagnare il paziente nelle diverse fasi del percorso.
Prevenzione e cure più mirate
Ridurre le abitudini rischiose resta il primo obiettivo, con particolare attenzione alla protezione dalla radiazione solare. Vincenzo De Giorgi, segretario dell’Imi, sottolinea che una fotoprotezione corretta deve essere affiancata da un riconoscimento tempestivo delle lesioni sospette.
Dermoscopy e tecniche di imaging avanzato consentono oggi di esaminare alterazioni sempre più piccole e sottili. Roberto Patuzzo, consigliere dell’Imi, richiama inoltre l’importanza di un’assistenza senza interruzioni, di verifiche definite sulle caratteristiche del singolo paziente e di una presa in carico attenta alle sue priorità.
Negli ultimi decenni il trattamento del melanoma ha conosciuto cambiamenti profondi. Mario Mandalà, past president dell’Imi, segnala che tra le opzioni maggiormente utilizzate rientrano oggi le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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