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Salute 3 min di lettura1 ora fa

Lobectomia, il recupero può iniziare già il giorno dopo

Il chirurgo Edoardo Mercadante illustra tecniche, anestesia, drenaggio e tempi di ripresa dell’intervento al quale è stato sottoposto Leone XIV.

Per i centri toracici di maggiore rilievo, la lobectomia è una procedura ormai consolidata: ogni anno le strutture più grandi ne eseguono almeno 400. Edoardo Mercadante, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia toracica all’Irccs Ifo Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, la definisce comunque un’operazione impegnativa, oggi affrontata con modalità precise e standardizzate.

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La ripresa può essere rapida

Dopo la rimozione del lobo interessato, il paziente viene risvegliato e il tubo utilizzato per la ventilazione viene tolto. In base alle condizioni cliniche, la prima notte può trascorrere in terapia intensiva oppure direttamente nel reparto di degenza.

Quando il decorso non presenta problemi, già nelle 24 ore successive sono possibili la deambulazione, gli esercizi di fisioterapia e l’alimentazione autonoma. «Prima si mobilizza, meglio è», osserva Mercadante, descrivendo un recupero che può quindi cominciare molto presto.


Tecniche più precise e meno invasive

L’intervento richiede generalmente tra le 2 e le 3 ore. Oggi, rispetto alla toracotomia tradizionale, il torace viene raggiunto soprattutto con approcci mininvasivi o robotici, attraverso un’incisione di pochi centimetri che consente di lavorare con elevata accuratezza.

Terminata l’asportazione, viene lasciato un drenaggio nel torace. Il dispositivo serve a controllare eventuali perdite di sangue e a consentire l’uscita dell’aria dalla cavità pleurica; normalmente resta in sede per 2-3 giorni.


Prima si chiarisce la natura del nodulo

La decisione chirurgica dipende innanzitutto dal risultato diagnostico. Di fronte a un nodulo polmonare individuato dagli esami radiologici, si cerca infatti di stabilire se la lesione sia benigna o maligna, anche attraverso una biopsia eseguita con strumenti moderni, tra cui la broncoscopia robotica.

Se il nodulo è benigno, l’équipe può scegliere di non procedere con l’operazione. Qualora invece venga confermata la malignità, l’intervento comprende di norma la rimozione del lobo polmonare coinvolto, cioè la lobectomia, insieme ai linfonodi del mediastino mediante linfoadenectomia mediastinica.

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Quando la biopsia viene rinviata

Non tutte le lesioni possono essere raggiunte subito per il prelievo. Se la posizione del nodulo rende impraticabile la biopsia, si può passare direttamente all’intervento e asportare inizialmente soltanto la formazione.

Il tessuto viene quindi esaminato durante l’operazione. Un esito benigno permette di concludere la procedura; se invece l’analisi rileva una lesione maligna, si procede anche con la rimozione del lobo e dei linfonodi mediastinici.


Come si svolge la procedura

Il paziente viene sottoposto ad anestesia generale con ventilazione di un solo polmone. Un tubo a Y, dotato di due canali e inserito nella trachea, permette di ventilare selettivamente il polmone non interessato dalla chirurgia, lasciando escluso quello sul quale si sta intervenendo.

Dopo il posizionamento su un fianco, il chirurgo accede al torace ed esplora il polmone. La rimozione del lobo può avvenire con tecnica robotica mininvasiva oppure mediante chirurgia toracoscopica video-assistita. La stessa procedura è stata eseguita al Policlinico Gemelli su Leone XIV per l’asportazione del nodulo polmonare.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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