Italia, 651 casi di morbillo in dodici mesi
Il virus resta altamente contagioso: la maggior parte delle infezioni riguarda persone senza vaccinazione completa
Sono stati 651 i casi di morbillo registrati in Italia nei 12 mesi conclusi il 30 settembre 2026. Il dato rappresenta il 28% dei 2.325 contagi notificati dai 30 Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo nello stesso periodo.
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La diffusione in Europa
L’Italia è il Paese con il maggior numero di casi nel periodo analizzato dall’Ecdc, seguita da Bulgaria, Romania, Spagna e Francia. Nel solo settembre, tuttavia, la Bulgaria ha superato il dato italiano. L’andamento complessivo del contagio europeo risultava in diminuzione.
Tra le persone colpite, il 71,8% non aveva ricevuto alcuna dose di vaccino, mentre il 16,7% aveva completato soltanto una parte del ciclo. La situazione conferma l’attenzione degli esperti sulla protezione dei bambini e sul mantenimento di coperture vaccinali elevate.
Il morbillo è provocato da un virus a Rna appartenente al genere Morbillivirus, nella famiglia dei Paramyxoviridae. L’uomo è il suo unico ospite naturale e la malattia è presente in tutto il mondo. Secondo l’Oms, nel 2024 il morbillo ha causato circa 95mila morti, soprattutto tra i bambini con meno di 5 anni.
Un contagio molto rapido
Il virus può restare sospeso nell’aria o depositato sulle superfici di una stanza fino a 2 ore dopo il passaggio di una persona infetta. La trasmissione avviene attraverso le secrezioni nasali e faringee e le goccioline emesse con tosse e starnuti.
La capacità di diffusione è misurata anche con il numero di riproduzione di base, che per il morbillo si colloca tra 12 e 18. In teoria, una singola persona infetta può quindi trasmettere il virus fino a 18 persone suscettibili. Il contagio può inoltre iniziare 4 giorni prima dell’eruzione cutanea e proseguire fino a 4 giorni dopo la sua comparsa.
Il 90% delle persone non immuni esposte a un malato contrae l’infezione. Dopo un’incubazione compresa tra 7 e 18 giorni, con una media di 10-12, compaiono tosse, naso chiuso o che cola, congiuntivite, malessere e febbre, che può raggiungere 39-40,5 °C.
Sintomi e possibili complicanze
Dopo 2-4 giorni arrivano i puntini rossi dell’esantema, dapprima sul volto e sul collo, poi sul resto del corpo nell’arco di 2 o 3 giorni. L’eruzione dura generalmente da 3 a 7 giorni e tende a scomparire seguendo l’ordine con cui è comparsa. Tosse e febbre possono persistere ancora per alcuni giorni.
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Tra i segnali caratteristici ci sono anche le macchie di Koplik, piccole lesioni bianco-bluastre nella bocca che interessano il 60-70% dei malati e compaiono spesso il giorno precedente all’esantema. Sono possibili inoltre fotofobia, mal di gola, cefalea e dolore addominale.
Nella maggior parte dei casi la guarigione arriva entro 2-3 settimane, ma il decorso può essere severo. Complicanze si verificano fino al 30% dei casi e riguardano con maggiore frequenza i bambini sotto i 5 anni, le donne in gravidanza e le persone immunodepresse.
La polmonite interessa l’1-6% dei malati, mentre l’encefalite acuta riguarda circa lo 0,1%, pari a un caso ogni 1.000. Possono comparire anche otite media, cheratite, laringotracheobronchite, diarrea, disidratazione, trombocitopenia e convulsioni febbrili. Nei casi di encefalite, il 20-30% può riportare conseguenze neurologiche permanenti.
Vaccinazione e cure
Non esiste un antivirale specifico contro il morbillo. Il trattamento si basa normalmente sul controllo dei sintomi, con liquidi e farmaci come paracetamolo o ibuprofene; antibiotici e altre terapie possono essere utilizzati quando insorgono complicanze. L’Oms raccomanda inoltre vitamina A ad alte dosi per via orale nei bambini infetti, con l’obiettivo di ridurre complicanze e mortalità.
In Italia il vaccino è disponibile nella formulazione combinata Mpr, contro morbillo, parotite e rosolia, oppure Mprv, che comprende anche la varicella. Il calendario prevede una prima dose a 12 mesi e una seconda a 5 anni: il ciclo completo protegge oltre il 90% dei vaccinati.
Prima della diffusione dei vaccini, introdotti negli anni '60, le epidemie si ripetevano ogni 2 o 3 anni e provocavano nel mondo circa 2,6 milioni di morti ogni anno. L’eliminazione della malattia richiede però una protezione molto ampia della popolazione: anche una riduzione delle coperture può riaprire spazi alla circolazione del virus.
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