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Salute 3 min di lettura3 ore fa

Cuore, la prevenzione non basta: il nodo è seguire i pazienti nel tempo

Massimo Grimaldi richiama l’urgenza di rafforzare diagnosi precoce, cure continuative e collegamento tra ospedali e servizi sanitari locali.

Le iniziative sul territorio dovrebbero spingere le persone a occuparsi del cuore prima della comparsa dei sintomi. Intervenire presto su alimentazione, abitudini quotidiane e fattori di rischio aumenta infatti le possibilità di proteggere la salute, secondo Massimo Grimaldi, presidente dell’Anmco, l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri.

Anche i cittadini, ha sottolineato Grimaldi, devono informarsi e adottare le precauzioni necessarie. Il richiamo arriva nel contesto di Fism for People, progetto della Federazione delle società medico-scientifiche italiane che porta attività di prevenzione più vicino alla popolazione attraverso un modello di assistenza locale.

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La diagnosi precoce resta scoperta

Nel sistema dei livelli essenziali di assistenza sono già previsti controlli gratuiti per il tumore della mammella e per il carcinoma del colon-retto. Per le malattie cardiovascolari, invece, non esiste un programma analogo, nonostante siano più diffuse e in molti casi possano avere conseguenze più gravi.

Grimaldi propone di cominciare dalla ricerca dei principali fattori di rischio e di affiancare a questi controlli un elettrocardiogramma. L’esame può offrire indicazioni utili per individuare in anticipo alcune patologie e, con il contributo dell’intelligenza artificiale, oggi dispone di capacità diagnostiche ulteriormente potenziate.


Lo scompenso richiede assistenza continua

Il problema non riguarda soltanto il momento del ricovero. I malati di scompenso sono spesso persone con bisogni complessi, che devono essere accompagnate nel tempo da ospedale, cardiologia ambulatoriale e medici di medicina generale; in determinate situazioni, anche la riabilitazione può contribuire al percorso.

Una presa in carico efficace presuppone che le terapie vengano rivalutate periodicamente. Pressione arteriosa, calo ponderale, diabete o insufficienza renale possono modificare le necessità del paziente e rendere opportuno rivedere i dosaggi. Per questo, secondo il presidente dell’Anmco, sarebbe utile una collaborazione stabile tra i diversi professionisti, possibilmente riuniti nella stessa Casa della comunità.


Numeri destinati a crescere

Le patologie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte e contribuiscono anche alla disabilità, compresa quella legata all’ictus cerebrale. Lo scompenso cardiaco interessa circa l’1,5 % della popolazione italiana, con una stima compresa tra 800 e 900 mila persone.

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L’invecchiamento demografico potrebbe ampliare ulteriormente il fenomeno. La durata della vita aumenta, ma le malattie cardiovascolari non vengono ancora rinviate abbastanza avanti negli anni: di conseguenza cresce il numero di persone che sviluppano problemi cardiaci e possono successivamente arrivare allo scompenso.


In ospedale le cure sono adeguate

Un’analisi realizzata nell’ambito di Bring-up Scompenso, insieme alla Fondazione Anmco per il Tuo cuore Ets, ha mostrato che nei reparti cardiologici italiani la maggioranza molto ampia dei pazienti riceve i quattro trattamenti fondamentali per questa condizione, con dosaggi appropriati.

Il dato, ha spiegato Grimaldi, è positivo anche nel confronto con le medie europee: “La quota di pazienti con terapie adeguate e a dosaggio corretto è davvero molto buona nella nostra realtà ospedaliera”. La difficoltà principale si presenta dopo la fase acuta, quando bisogna assicurare che la cura prosegua senza interruzioni sul territorio.

Lo scompenso si manifesta con una ridotta capacità di svolgere le normali attività a causa dell’affanno. La classificazione della New York Heart Association distingue quattro livelli: nella prima classe manca la dispnea, nella seconda compare durante sforzi moderati o intensi, nella terza anche per attività leggere e nella quarta persino a riposo.

Per Grimaldi è quindi necessario aumentare la consapevolezza pubblica: le malattie del cuore non sono meno pericolose dei tumori e possono causare più decessi e invalidità. La continuità tra strutture ospedaliere e servizi territoriali resta il passaggio decisivo per trasformare una buona impostazione terapeutica iniziale in una cura efficace nel lungo periodo.

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