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Salute 3 min di lettura2 ore fa

Colon-retto, il rischio non dipende solo dagli ultraprocessati

Un’analisi su oltre 460 mila adulti statunitensi non rileva un legame con il consumo complessivo, ma segnala differenze tra carne, cereali, fibre e latticini

Il consumo complessivo di alimenti ultraprocessati non è risultato collegato a una maggiore frequenza di tumore del colon-retto. Il dato, però, non equivale a una promozione di questi prodotti: osservando le singole categorie, lo studio ha rilevato associazioni differenti, con segnali più favorevoli per alcuni alimenti e un aumento del rischio legato alla carne ultralavorata.

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Il totale nasconde differenze importanti

Nel gruppo analizzato, più di 10 mila persone hanno sviluppato un tumore del colon-retto durante il periodo di osservazione. L’analisi principale non ha evidenziato una relazione statisticamente rilevante tra la quantità complessiva di cibi ultraprocessati e la comparsa della malattia.

La situazione è cambiata quando gli alimenti sono stati suddivisi in sottogruppi. Un apporto maggiore di fibre, cereali integrali, latticini e calcio provenienti anche da prodotti sottoposti a lavorazione industriale è stato associato a una riduzione del rischio compresa tra il 9% e il 18%, a seconda della categoria considerata. Al contrario, chi consumava più carne ultralavorata presentava un rischio superiore del 10%.

La ricercatrice Erikka Loftfield ha spiegato che questi risultati sono compatibili con le indicazioni alimentari già utilizzate per la prevenzione del tumore intestinale. Ha tuttavia sottolineato che cereali e latticini ultraprocessati possono contenere quantità elevate di sale o zuccheri aggiunti, elementi potenzialmente collegati ad altre patologie croniche.


Oltre 460 mila persone osservate

La ricerca si è basata sui dati del Nih-Aarp Diet and Health Study, che ha seguito per oltre vent’anni più di 460 mila cittadini statunitensi adulti, di età compresa tra 50 e 71 anni. All’avvio dell’indagine, i partecipanti hanno fornito informazioni sulle proprie condizioni di salute, sull’alimentazione e sullo stile di vita.

Le abitudini alimentari sono state ricostruite attraverso un questionario riguardante quantità, tipologia degli alimenti e modalità di preparazione. I ricercatori hanno poi stimato la quota di prodotti ultraprocessati secondo la classificazione Nova, che comprende alimenti industriali generalmente molto appetibili e spesso ricchi di sale e zuccheri.

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Nel campione, questi prodotti rappresentavano in media il 43% dell’apporto calorico quotidiano. Gli autori ricordano inoltre che, nella popolazione studiata, il consumo poteva superare il 50% delle calorie giornaliere.


Perché servono interpretazioni prudenti

La classificazione degli ultraprocessati raccoglie prodotti molto diversi tra loro. Per questo, considerare soltanto la quantità totale può attenuare o nascondere associazioni specifiche. Rosiered Brownson-Smith, del Department of Nutritional Sciences del King’s College London, ha osservato che cereali integrali, fibre, latticini e calcio mostrano relazioni inverse con il rischio, mentre la carne lavorata presenta un’associazione positiva; secondo la ricercatrice, la particolarità dello studio consiste nel fatto che alcuni segnali favorevoli sembrano restare visibili anche quando gli alimenti sono ultraprocessati.

I risultati devono però essere letti tenendo conto dei limiti dell’indagine. Le informazioni sull’alimentazione derivavano da un questionario compilato una sola volta, negli anni Novanta: nel frattempo sia le abitudini sia i prodotti disponibili possono essere cambiati. Un’assenza di associazione per il totale degli ultraprocessati, quindi, non dimostra che questa categoria sia priva di effetti sulla salute.

Gli autori ricordano inoltre che il consumo di questi alimenti è stato collegato anche a malattie cardiovascolari, obesità, diabete e ad alcuni tumori. La conclusione proposta è di valutare l’alimentazione nel suo insieme, dando priorità agli alimenti nutrienti e limitando quelli con elevate quantità di zuccheri aggiunti, sale e grassi saturi, senza interpretare i risultati sui singoli sottogruppi come un invito a consumare più prodotti ultraprocessati.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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