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Politica 2 min di lettura2 giorni fa

Vucic lascia la presidenza: la mossa per tornare premier

Il leader serbo anticipa la fine del mandato, punta alle elezioni del 25 ottobre e passa temporaneamente i poteri alla presidente del Parlamento.

Aleksandar Vucic ha rinunciato alla presidenza della Serbia per poter correre alle elezioni anticipate come candidato primo ministro. La decisione arriva dopo mesi di mobilitazioni studentesche contro il governo e la corruzione, culminate nella convocazione del voto per il 25 ottobre.


La corsa elettorale cambia ruolo

L’annuncio è stato dato nel palazzo presidenziale, dove Vucic ha firmato l’atto di dimissioni davanti ai suoi sostenitori. Il trasferimento formale delle funzioni alla presidente del Parlamento, Ana Brnabić, è previsto per la mattina successiva.

Il capo dello Stato aveva già anticipato l’intenzione di lasciare l’incarico dopo il viaggio negli Stati Uniti. “Voglio competere come un uomo comune, come uno del popolo”, ha spiegato Vucic, che sarà il candidato premier del Partito Progressista Serbo, la formazione populista di destra da lui guidata.


Le proteste hanno imposto il voto

La crisi politica è esplosa dopo il cedimento della pensilina della stazione di Novi Sad, avvenuto nel novembre 2024 e costato la vita a 16 persone. L’incidente è stato associato in modo esteso a fenomeni di corruzione e ha dato impulso a un movimento studentesco che chiedeva inizialmente un’inchiesta trasparente.

Con il passare dei mesi, le richieste si sono allargate fino a comprendere nuove elezioni. Le manifestazioni, tra le più partecipate nella Serbia post-Milosevic, hanno in alcuni momenti portato in piazza centinaia di migliaia di persone. Dopo aver promesso più volte il ricorso alle urne senza indicare una scadenza, Vucic ha fissato il voto citando “forti turbolenze sulla scena politica interna”.


La grazia prima dell’addio

Poco prima di formalizzare le dimissioni, Vucic ha utilizzato i poteri costituzionali del presidente per concedere la grazia a 49 persone. Tra i beneficiari figurano studenti e simpatizzanti del suo partito accusati di reati commessi durante le proteste.

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“Ho deciso di concedere la grazia a 49 persone, 23 delle quali coinvolte nei terribili eventi che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo”, ha dichiarato, riferendosi alla stagione di manifestazioni. Brnabić guiderà ora la presidenza ad interim per un massimo di tre mesi; entro questo periodo dovranno essere convocate le elezioni presidenziali.


Dal radicalismo al potere

Vucic è una delle figure centrali della politica serba da 14 anni. Negli anni Novanta fu vicino al nazionalismo radicale di Slobodan Milosevic e nel 1998 ricoprì l’incarico di ministro dell’Informazione. In seguito aderì al Partito radicale serbo guidato da Vojislav Seselj.

La svolta arrivò nel 2008, quando lasciò i radicali e contribuì alla nascita del Partito Progressista Serbo, movimento conservatore e formalmente orientato verso l’Europa. La formazione vinse le legislative del 2012 e da allora ha mantenuto una posizione dominante nel sistema politico nazionale.

Prima della presidenza, assunta nel 2017, Vucic è stato vicepremier, ministro della Difesa e capo del governo. Nel frattempo ha conservato rapporti con gli ambienti dell’estrema destra e ha condotto la Serbia lungo una politica oscillante tra Mosca e Bruxelles.

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