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Politica 2 min di lettura3 ore fa

Vannacci-Cerno, scontro sulla tv: «Le regole valgono per tutti

Il leader di Futuro Nazionale replica alle accuse sulle fasce protette e respinge l’idea che il suo movimento voglia escludere qualcuno dagli schermi.

Lo scontro nasce dalle posizioni di Futuro Nazionale sulla programmazione televisiva nelle ore destinate alla tutela dei minori. Roberto Vannacci nega che il partito voglia impedire alle persone omosessuali di apparire in televisione e sostiene che i criteri debbano essere identici per tutti.

Nel mirino del leader politico è finito Tommaso Cerno, che aveva criticato le idee del movimento sulle cosiddette fasce protette. Vannacci ha replicato all’Adnkronos contestando la ricostruzione del giornalista e difendendo una linea basata, secondo lui, sui contenuti e non sull’orientamento di chi li esprime.


La replica sulle fasce protette

Vannacci ha definito infondata l’interpretazione secondo cui Futuro Nazionale vorrebbe vietare la presenza televisiva a chi ha un orientamento omosessuale. La sua proposta, ha spiegato, riguarderebbe invece qualsiasi forma di propaganda rivolta ai bambini durante la fascia protetta, indipendentemente dall’orientamento sessuale della persona in video.

«Le regole in televisione saranno uguali per tutti», ha affermato il leader di Futuro Nazionale. Nel passaggio successivo ha aggiunto che, quando i minori si trovano davanti allo schermo, messaggi di questo tipo non dovrebbero essere diffusi «né da chi ha gusti omosessuali né da chi ha gusti eterosessuali».

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L’attacco alla carriera di Cerno

La risposta di Vannacci si è poi spostata sul percorso professionale e politico di Cerno. Il leader di Futuro Nazionale ha ricordato i diversi incarichi ricoperti dal giornalista: senatore del Partito Democratico, dirigente di Arcigay, direttore de Il Giornale e conduttore di una trasmissione Rai.

Da qui la domanda rivolta direttamente al suo interlocutore: secondo Vannacci, Cerno avrebbe già avuto ampio accesso agli spazi pubblici e mediatici, quindi non avrebbe motivo di lamentarsi della propria visibilità. La replica si è chiusa con un riferimento ironico alla propria eterosessualità, che a suo dire non gli avrebbe procurato né un posto nella memoria letteraria di Dante né una particolare autorizzazione a dire qualsiasi cosa, soprattutto quando sono coinvolti i bambini.

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