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Politica 1 min di lettura1 ora fa

Ucraina, il pacifismo si spacca: armi o negoziati

Una carovana della sinistra radicale internazionalista riporterà a novembre il tema della resistenza armata al centro del confronto italiano.

La guerra in Ucraina riporta una divisione nel campo pacifista italiano: sostenere la difesa di Kyiv anche attraverso l’invio di armi oppure ritenere che la risposta militare renda ancora più lontana la pace? Il confronto si concentra sul modo più efficace di reagire all’aggressione russa.

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La frattura dentro il pacifismo

Una parte della sinistra considera le armi necessarie affinché l’Ucraina possa opporsi all’attacco subito. Secondo questa posizione, negare il sostegno militare significherebbe indebolire la possibilità stessa di resistere.

Sul fronte opposto, c’è chi mette in discussione la prosecuzione della strategia militare e teme che essa possa allontanare una soluzione pacifica. È questa contrapposizione a riaprire il dibattito nel mondo pacifista e nella sinistra italiana.

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A novembre il confronto arriva in Ucraina

La discussione sarà rilanciata anche da una carovana della sinistra radicale internazionalista, attesa in Ucraina nel mese di novembre. L’iniziativa rivendica il diritto del Paese a difendersi e non esclude, in questo quadro, la resistenza armata.

La partenza della carovana riporta quindi al centro una questione ancora irrisolta: se il sostegno alla popolazione ucraina debba comprendere anche le armi oppure se la priorità debba essere l’abbandono della risposta militare. Il tema continua così a dividere chi si riconosce nelle posizioni pacifiste.

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