Transizione 5.0, 22mila domande: la nuova sfida di Meloni alle imprese
La premier annuncia semplificazioni per gli incentivi e una misura fiscale sul software, difendendo al tempo stesso gli interventi contro i costi energetici e la strategia industriale
Sono già oltre 22.000 le richieste presentate nell’ambito di Transizione 5.0, per un valore complessivo superiore a 6,7 miliardi di euro in investimenti innovativi. Dal palco dell’assemblea di Assolombarda, Giorgia Meloni ha indicato questo dato come la prova dell’interesse delle imprese e ha chiesto di rendere la misura ancora più semplice e funzionale.
Incentivi, arriva una nuova semplificazione
Il ministro Adolfo Urso dovrebbe pubblicare a breve una circolare destinata a ridurre ulteriormente gli adempimenti legati a Transizione 5.0. Meloni ha invitato le aziende a segnalare eventuali ostacoli operativi e a proporre correttivi utili, sottolineando che il miglioramento dello strumento interessa tanto il governo quanto il sistema produttivo.
La premier ha collegato il tema degli incentivi alla necessità di sostenere l’innovazione senza appesantire i percorsi burocratici. L’obiettivo dichiarato è rendere più efficace una misura che, secondo i numeri forniti durante l’intervento, ha già raccolto una partecipazione significativa.
Intelligenza artificiale, un miliardo in campo
Sul fronte tecnologico, Meloni ha definito urgente la costruzione di regole per l’intelligenza artificiale, precisando però che una disciplina realmente efficace dovrà essere affrontata su scala internazionale. La legge italiana ha già previsto un miliardo di euro destinato alle imprese attive nell’intelligenza artificiale, nella cibersicurezza e nelle tecnologie abilitanti.
La presidente del Consiglio ha poi annunciato un possibile intervento nella prossima legge di bilancio. Insieme al ministro Giancarlo Giorgetti, il governo sta valutando un’agevolazione fiscale per favorire gli investimenti delle aziende nei programmi informatici utilizzati attraverso contratti di servizi digitali a distanza.
La crescita resta sotto osservazione
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha riconosciuto che l’andamento dell’economia italiana non è ancora sufficiente. Le stime per il 2026 indicano tuttavia un incremento del prodotto interno lordo dell’1%, in linea con quello delle principali economie europee e superiore alle previsioni iniziali, sulla base dei risultati dei primi sei mesi dell’anno.
«La crescita italiana è ancora troppo debole», ha affermato Meloni, invitando però a non ignorare il segnale positivo. A suo giudizio, la capacità del Paese di resistere a uno scenario internazionale caratterizzato da forti incertezze dovrebbe diventare una base per costruire nuovi risultati, senza considerare l’attuale dato come un traguardo sufficiente.
La premier ha inoltre sostenuto che un’industria orientata allo sviluppo abbia bisogno di un’amministrazione pubblica alleata, non percepita soltanto come soggetto impositore, controllore o ostacolo. La stabilità istituzionale, secondo la sua impostazione, può contribuire anche alla proiezione internazionale delle aziende italiane.
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Energia, dagli aiuti alle scelte strutturali
Meloni ha ricordato che lo Stato ha destinato più di 60 miliardi di euro alle misure contro l’aumento dei costi energetici. Tra gli interventi citati figurano la riduzione degli oneri in bolletta, l’eliminazione della differenza tra il prezzo italiano e quello europeo del gas, oltre ai meccanismi di gas release ed energy release, che consentono alle imprese di acquistare energia a condizioni calmierate con la garanzia pubblica.
Sono state richiamate anche le misure adottate durante l’impennata dei carburanti provocata dalle tensioni in Medio Oriente e sulle rotte del Golfo. Il governo ha utilizzato il taglio delle accise e il sistema delle accise mobili, mentre è stato eliminato il bollo per le automobili più utilizzate dalle famiglie e nei centri urbani; inoltre, diverse società energetiche hanno accolto l’invito a contenere i prezzi.
«Quella è la gestione dell’emergenza», ha precisato la premier, spiegando che il problema non può essere affrontato ogni volta con interventi temporanei. Per ridurre l’esposizione alle crisi future, l’esecutivo ha indicato l’aumento della capacità rinnovabile installata, cresciuta quasi del 40%, il rilancio dell’estrazione nazionale di petrolio e gas e la legge che riapre, dopo 40 anni, il percorso italiano verso il nucleare.
Imprese italiane e peso internazionale
La politica estera, nella lettura di Meloni, ha ricadute dirette sull’economia. La frammentazione degli scambi, il ritorno dei dazi e il crescente confronto tra grandi potenze rendono più difficile per una singola impresa ottenere accesso ai mercati, rimuovere ostacoli commerciali o tutelare le proprie rotte.
Per questo, ha spiegato la presidente del Consiglio, la credibilità dello Stato può agevolare le aziende nei rapporti con i partner stranieri. Un governo stabile e ritenuto affidabile rafforza la reputazione dei prodotti e delle imprese che rappresenta, favorendo accordi capaci di generare lavoro e crescita anche all’interno del Paese.
L’intervento si è svolto a Milano, durante l’assemblea generale di Assolombarda. Meloni ha evidenziato il peso dell’area rappresentata dall’associazione: più di 7.000 aziende e circa 450.000 lavoratori, con una quota pari al 12% del valore aggiunto italiano. Alla platea imprenditoriale ha riconosciuto un ruolo centrale nella manifattura, nelle esportazioni e nella capacità nazionale di innovare.
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