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Politica 2 min di lettura12 ott

Legge elettorale, sei nodi davanti ai giudici: ricorsi il 26 ottobre

La Rete per un voto libero e uguale prepara 30 ricorsi e contesta premio di maggioranza, metodo di assegnazione dei seggi, parità di genere e raccolta firme

La contestazione alla nuova legge elettorale si prepara a entrare nei tribunali già il 26 ottobre, giorno indicato per il deposito degli atti nelle Corti d’Appello. L’iniziativa della Rete per un voto libero e uguale punta a sollevare sei questioni di legittimità, alcune delle quali, secondo i promotori, richiamano principi già esaminati dalla Corte costituzionale.

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Il calendario passa dalle Corti alla Consulta

L’avvocato Pietro Adami ha spiegato che saranno presentati 30 ricorsi, distribuiti nelle diverse Corti d’Appello. L’obiettivo dichiarato è far coincidere il deposito con l’entrata in vigore della legge, così da avviare subito il percorso giudiziario.

Dopo il primo passaggio nei tribunali, l’udienza potrebbe tenersi, in linea teorica, a metà gennaio. Adami ha indicato la fine dello stesso mese come possibile momento per un’ordinanza con cui sottoporre le questioni alla Consulta.


I sei punti messi sotto esame

Al centro delle contestazioni c’è innanzitutto il premio di maggioranza, criticato sia per la quantità di seggi coinvolti sia per il sistema basato su una soglia numerica fissa. Un altro rilievo riguarda il criterio nazionale previsto per l’attribuzione del primo al Senato.

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La Rete mette inoltre in discussione il meccanismo con cui i seggi vengono attribuiti ai singoli candidati. Nell’elenco figurano anche l’alternanza tra uomini e donne, l’indicazione del candidato alla guida del governo e le regole sulle firme necessarie per presentare le liste.


Le obiezioni di Enrico Grosso

Durante una conferenza stampa alla Camera, il professor Enrico Grosso ha sostenuto che «molti aspetti di questa legge riflettono punti già dichiarati incostituzionali in passato». Il giurista ha così collegato i ricorsi a precedenti pronunce della Corte costituzionale, senza limitare la contestazione a un solo elemento della normativa.

Grosso ha poi distinto i sei profili, soffermandosi in particolare sul premio di maggioranza e sull’assegnazione nazionale del primo seggio al Senato. Le altre doglianze riguardano la distribuzione dei seggi, l’equilibrio di genere, la presenza del candidato premier sulla scheda e la sottoscrizione delle liste.

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