Svizzera, la neutralità torna al voto: cosa rischia di cambiare
Il referendum promosso dalla destra chiede vincoli più rigidi su sanzioni e alleanze, mentre gli elettori decidono anche su agricoltura e temi cantonali.
La Svizzera è chiamata a decidere se rendere più rigida la propria neutralità, in una consultazione che mette a confronto autonomia nazionale e capacità di adattarsi alle crisi internazionali. Il quesito arriva dopo la scelta di Berna di applicare le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina.
Il voto si intreccia con altri due appuntamenti: a livello nazionale gli elettori si pronunciano anche sull’autosufficienza alimentare, mentre in nove cantoni sono previste consultazioni su questioni locali. I primi esiti sono attesi nel tardo pomeriggio, considerando che la maggioranza dei cittadini vota per corrispondenza e i seggi restano aperti soltanto nella mattinata di domenica.
La proposta che divide Berna
L’iniziativa è stata promossa da Pro Svizzera, insieme a esponenti dell’Unione Democratica di Centro, il principale partito conservatore del Paese. Il testo punta a inserire nella Costituzione un impegno ancora più vincolante alla neutralità e vieterebbe al governo di aderire a sanzioni contro Stati coinvolti in un conflitto, salvo quelle autorizzate dalle Nazioni Unite.
La proposta nasce anche dalla dura reazione della destra alla decisione federale di allinearsi alle misure europee contro Mosca. I favorevoli sostengono che la Confederazione debba riaffermare il proprio ruolo neutrale in ogni crisi e accusano l’esecutivo di essersi avvicinato troppo all’Unione europea e alla Nato, mettendo a rischio l’indipendenza delle scelte svizzere.
Neutralità rigida o flessibile
La neutralità è presente nella Costituzione federale dal 1848 e impone alla Svizzera di non schierarsi nei conflitti tra Paesi terzi. La Confederazione non appartiene ad alleanze militari, ma per circa trent’anni ha collaborato con la Nato, partecipando anche ad attività addestrative comuni.
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L’eventuale approvazione del referendum limiterebbe questa cooperazione, fatta eccezione per le situazioni in cui il Paese fosse direttamente minacciato. Governo e Parlamento, contrari all’iniziativa, ritengono invece che l’attuale quadro costituzionale offra già alle autorità strumenti sufficienti per difendere gli interessi nazionali.
Il confronto riguarda quindi due interpretazioni della neutralità. Da una parte c’è chi vuole una regola immutabile; dall’altra chi difende un approccio più elastico, capace di cambiare in base agli eventi. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha ricordato che questa politica “è sempre stata gestita con un certo margine di manovra” e ha aggiunto: “Neutralità non significa che la Svizzera guardi altrove quando si verifica una violazione delle regole internazionali”.
Gli altri quesiti della giornata
Nella stessa giornata gli svizzeri votano sull’iniziativa dedicata all’alimentazione, sostenuta dall’ambientalista Franziska Herren e dall’associazione Acqua pulita per tutti. Il progetto chiede alla Confederazione di puntare a una quota di autosufficienza alimentare pari almeno al 70% entro dieci anni; i sondaggi indicano una probabile prevalenza dei contrari.
Le urne cantonali presentano invece temi diversi. In Vaud si discute una significativa riduzione delle imposte, mentre nei Grigioni si valuta l’estensione del diritto di voto ai cittadini di 16 anni. Complessivamente, sono nove i cantoni coinvolti in votazioni su materie di interesse locale.
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