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Politica 1 min di lettura1 ora fa

Sicilia, elezioni a dicembre? Il nodo che agita Forza Italia

Le possibili dimissioni di Renato Schifani aprirebbero una fase delicata per i conti regionali e per i deputati alla prima legislatura

Un eventuale ritorno alle urne già il 13 dicembre avrebbe conseguenze immediate sulla Sicilia: la Regione rischierebbe di arrivare alla fine dell’anno senza manovra di stabilità, affidandosi all’esercizio provvisorio. È questo uno dei motivi per cui, in Forza Italia, prevale la contrarietà all’ipotesi di dimissioni del presidente Renato Schifani.


Il voto anticipato mette tutti sotto pressione

In caso di scioglimento anticipato dell’Assemblea regionale, l’esecutivo potrebbe occuparsi soltanto dell’amministrazione ordinaria fino alla data del voto. La spesa sarebbe quindi sottoposta a vincoli più stringenti proprio nei mesi della campagna elettorale, con ricadute rilevanti sul funzionamento della macchina regionale.

L’accelerazione avrebbe un peso anche per molti deputati eletti per la prima volta. La soglia necessaria per maturare il requisito previdenziale, fissata in 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, sarebbe raggiunta soltanto nel maggio 2027. Una conclusione anticipata della legislatura impedirebbe dunque a diversi parlamentari di arrivare a quella scadenza.


Forza Italia cerca una ricomposizione

La tensione politica nasce dalle parole di Nino Minardo, commissario di Forza Italia in Sicilia, che ha indicato la necessità di una proposta politica completamente nuova. Una posizione letta come una chiusura alla possibilità di una nuova candidatura di Schifani alle elezioni regionali del 2027 e capace di aprire una frattura con il governatore.

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Per ricucire il rapporto, gli esponenti del partito stanno valutando un confronto diretto tra Antonio Tajani, Schifani e Minardo. L’incontro a tre è considerato possibile, ma al momento non sono stati stabiliti né il giorno né una conferma definitiva.

Nel partito resta quindi forte la preoccupazione per lo scenario che si aprirebbe con le dimissioni del presidente. Oltre agli effetti istituzionali e finanziari, il voto di dicembre inciderebbe direttamente sulle prospettive dei parlamentari regionali al primo mandato.

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