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Politica 2 min di lettura5 giorni fa

Scuola, scontro sul decreto: stop al burqa e tetto al 30% per gli stranieri

Il Consiglio dei ministri approva il dl Scuola tra limiti nelle classi, fondi per l’italiano e nuove tensioni politiche su integrazione e laicità.

Il decreto Scuola appena approvato ha acceso subito una polemica larga, perché mette insieme misure sull’integrazione, restrizioni sull’abbigliamento che copre il volto e nuove risorse per chi deve imparare l’italiano. Nel pacchetto non c’è, però, la norma che secondo le opposizioni avrebbe separato i figli dai genitori incapaci di parlare la lingua: a chiarirlo è stato Giuseppe Valditara dopo il Consiglio dei ministri.


Il nodo più contestato è sparito

Nel testo entrato in Cdm resta invece il tetto del 30% di studenti stranieri per classe, insieme al divieto di indossare burqa e niqab. Sono previsti anche fondi aggiuntivi per rafforzare il potenziamento linguistico, corsi di italiano rivolti ai genitori e multe fino a mille euro per chi non rispetta le nuove regole.

Giorgia Meloni ha difeso l’impianto del provvedimento parlando di misure che, a suo giudizio, servono a integrare senza creare divisioni. La premier ha sostenuto che l’obiettivo sia evitare le classi-ghetto e offrire a tutti le stesse possibilità di partenza, mentre Matteo Salvini ha rivendicato il decreto come una vittoria politica della Lega.


Il fronte politico si spacca

A sinistra la reazione è stata durissima. Elly Schlein ha accusato il governo di vivere lontano dalla realtà e di colpire proprio i bambini stranieri in un momento già difficile per scuole e famiglie. La segretaria del Pd ha definito il provvedimento una copertura ideologica per nascondere, a suo dire, anni di tagli e l’assenza di investimenti seri sull’edilizia scolastica.

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Dello stesso tenore le critiche arrivate dagli alleati del campo largo. Francesco Silvestri, del Movimento 5 stelle, ha ironizzato sulla norma che il governo aveva inizialmente lasciato filtrare, mentre Riccardo Magi ha parlato di testo “disgustoso” e “inapplicabile”, legandolo anche al tema dell’islamizzazione e della laicità. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno invece parlato di propaganda fatta sulla pelle dei più piccoli.


Anche a destra arrivano critiche

Il decreto non convince nemmeno tutta l’area a destra della maggioranza. Rossano Sasso, per Futuro nazionale con Vannacci, ha detto di apprezzare il limite del 30% e il divieto di burqa e niqab, ma ha contestato l’assenza di misure più dure contro quella che definisce islamizzazione delle scuole. Nel suo elenco ha citato anche Ramadan, imam in aula, recite e canti natalizi censurati.

Sasso ha bocciato pure gli stanziamenti per l’italiano agli stranieri, considerandoli risorse sottratte agli studenti italiani. Ha inoltre annunciato emendamenti in Parlamento e una valutazione finale sul voto al provvedimento solo dopo il passaggio parlamentare. Intanto il decreto, nato per rafforzare l’idea di una scuola più ordinata e integrata, si ritrova già al centro di una doppia contestazione: da chi lo giudica troppo duro e da chi lo ritiene ancora troppo blando.

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