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Politica 1 min di lettura5 giorni fa

Scuola, il nodo dei passaporti: appello dei genitori a Mattarella

La comunità della Di Donato contesta le regole del decreto e chiede di evitare trattamenti diversi tra gli alunni.

Il punto contestato dai genitori non riguarda soltanto il funzionamento delle scuole, ma il criterio con cui il decreto del governo distinguerebbe gli studenti. Dalla scuola Di Donato di Roma parte così una richiesta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Parlamento: fermare o rivedere le norme prima della loro conversione.


Il criterio che divide gli alunni

Le famiglie dell’istituto comprensivo Daniele Manin, che comprende anche la scuola dell’infanzia e la primaria Di Donato, chiedono a Mattarella di valutare il rinvio motivato del provvedimento alle Camere. Ai parlamentari, invece, domandano di non approvare disposizioni capaci di differenziare i bambini sulla base della cittadinanza e della loro precedente esperienza scolastica.

La scuola è conosciuta per le attività dedicate all’incontro tra culture differenti. Proprio per questo, nella lettera i genitori sostengono che il decreto non verifichi realmente il livello di italiano degli alunni, ma utilizzi il possesso del passaporto e il percorso seguito nella scuola dell’infanzia come elementi decisivi.

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La lettera accusa il governo

Secondo le famiglie, la norma produrrebbe un effetto paradossale: un bambino straniero nato a Roma, italofono e privo di due anni nella scuola dell’infanzia — percorso che non è obbligatorio — potrebbe rientrare nel limite previsto. Un alunno con cittadinanza italiana e scarsa conoscenza della lingua, invece, ne resterebbe escluso.

Nell’appello il provvedimento viene definito «una versione contemporanea della logica delle leggi razziali», perché, secondo i firmatari, l’autorità pubblica stabilirebbe categorie di appartenenza dalle quali far discendere conseguenze diverse. I genitori ribadiscono inoltre che i bambini della loro scuola non possono essere considerati semplici quote da distribuire e chiedono alle istituzioni di intervenire prima che il decreto diventi legge.

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