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Politica 1 min di lettura6 giorni fa

Scuola e coesione sociale, la Cei alza il pressing sull’inclusione

Da Roma arriva un richiamo netto: per i vescovi l’istruzione deve garantire pari opportunità e ridurre gli squilibri, senza percorsi separati tra gli studenti.

La scuola, per la Cei, non può diventare un luogo in cui le differenze si trasformano in esclusione. Il segretario generale, monsignor Giuseppe Baturi, ha rilanciato la richiesta di assicurare pari possibilità agli studenti e di tenere lontane le forme di discriminazione.

Il tema è stato riportato al centro anche dalle parole del cardinale Matteo Zuppi, che lunedì, all’avvio del consiglio episcopale permanente, aveva insistito sul fatto che nessuno debba sentirsi fuori dal percorso comune. Da qui l’idea, ribadita dai vescovi, che la tenuta della coesione sociale passi anche dall’aula scolastica.


Un modello che non separi gli studenti

Nel messaggio della Conferenza episcopale italiana c’è un punto fermo: evitare che la formazione proceda su binari diversi per categorie differenti di ragazzi. Baturi ha richiamato la necessità di eliminare le disuguaglianze e di costruire un ambiente capace di accogliere tutti.

L’impostazione indicata dalla Cei punta quindi a una scuola inclusiva, in cui il diritto all’istruzione non venga condizionato da appartenenze, provenienze o percorsi distinti. Il rischio, secondo i vescovi, è che una frammentazione del sistema finisca per indebolire il tessuto comune.

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Il nodo della coesione sociale

Il richiamo dei vescovi non riguarda solo l’organizzazione scolastica, ma anche l’effetto che essa produce sulla società. Se mancano pari opportunità, viene meno anche quella coesione che la Cei considera un bene da proteggere.

Per questo l’appello insiste su un principio semplice: la scuola deve mettere tutti nelle condizioni di partecipare allo stesso cammino educativo. L’obiettivo, nelle intenzioni della Conferenza episcopale italiana, è impedire che l’istruzione diventi terreno di separazione invece che di incontro.

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