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Politica 3 min di lettura4 giorni fa

Sanremo e AI, il nodo vero non è il divieto: chi la riconosce davvero

Il regolamento del Festival prova a fermare l’uso dell’intelligenza artificiale senza vietarla del tutto, ma il controllo dei brani apre un problema tecnico e giuridico molto più complesso.

Il vero banco di prova non è stabilire se l’intelligenza artificiale possa entrare in una canzone, ma capire come dimostrarlo quando il pezzo è già finito. Nel caso di Sanremo, infatti, la nuova regola chiede di non sostituire né snaturare il lavoro umano, e proprio lì cominciano le difficoltà.


Come si scopre davvero un brano sintetico

Una traccia non porta etichette visibili e può passare per un normale lavoro in studio, anche quando è stata generata in pochi secondi da un’applicazione. A spiegare il problema è Aurelien Herault, Chief Innovations Officer di Deezer, che vede nella musica digitale una zona sempre più sfumata tra creazione umana e automatica.

Quando il brano nasce interamente da un prompt su piattaforme di AI generativa come Suno, i sistemi di riconoscimento arrivano a livelli molto alti di affidabilità. Herault sostiene che, in quei casi, Deezer sia in grado di individuarlo con una precisione del 99,8% e perfino di risalire alla versione usata.

Il quadro si complica quando l’AI interviene solo in parte. Se un software produce una melodia che poi viene risuonata da musicisti reali, oppure se un testo scritto da ChatGPT viene interpretato in studio da un cantante, le tracce lasciate dal passaggio iniziale possono sparire dal risultato finale.


Tra impronte digitali e documenti di filiera

Per intercettare i contenuti generati artificialmente, Deezer cerca i cosiddetti artefatti: piccole anomalie sonore che l’orecchio non percepisce ma che restano nei file. Herault spiega che questi segnali sono molto utili e possono persino indicare quale modello generativo sia stato impiegato.

Accanto all’analisi forense, però, c’è un’altra strada: il watermarking. Google DeepMind ha sviluppato SynthID, un segnale digitale inserito direttamente nell’audio e pensato per resistere a tagli e modifiche. In questo caso non si cerca un difetto accidentale, ma una firma nascosta in partenza.

Il limite è evidente: tutto funziona soltanto se chi crea il software accetta di inserire quel marchio. Se invece si usa un programma open source modificato per non lasciare tracce, il controllo può saltare. Per questo l’industria punta anche sulla provenance, cioè sulla ricostruzione della storia del file attraverso standard come il C2PA, una sorta di carta d’identità digitale della canzone.

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Per rendere applicabile la regola di Sanremo servirà quindi un sistema stratificato. Non basterà una domanda secca al software; andranno messi insieme dichiarazioni degli autori, watermark, analisi tecniche e, nei casi sospetti, anche i materiali di lavorazione come demo, stems e versioni intermedie.


Numeri alti, ascolti bassi

La crescita dei contenuti sintetici è già molto forte. Herault racconta che nei giorni di picco le tracce generate dall’AI superano il 50% delle consegne giornaliere a Deezer, e sottolinea che il fenomeno riguarda anche le altre piattaforme, visto che gli upload vengono distribuiti su più servizi.

A questa massa di brani non corrisponde però un successo commerciale paragonabile. Secondo Deezer, la musica interamente artificiale pesa tra l’1% e il 3% degli stream complessivi; di questi ascolti, circa l’85% è fraudolento, quindi prodotto da bot, mentre solo lo 0,5% arriva da utenti reali.

Per contenere il fenomeno, la piattaforma ha iniziato a segnalare i brani sintetici ed escluderli dalle selezioni algoritmiche ed editoriali. Herault, comunque, non immagina un futuro senza musicisti: ritiene probabile che molti artisti useranno l’AI nel processo creativo, ma molto meno che le produzioni interamente automatiche conquistino quote rilevanti di mercato.

Il punto, alla fine, resta lo stesso per Sanremo e per altri premi come lo Strega o gli Oscar: quanto spazio può avere la macchina dentro un’opera creativa senza farle perdere la sua natura umana?

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