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Politica 1 min di lettura1 ora fa

Salis, la sentenza da 300mila euro non vale: il caso riparte

La Corte d’appello di Milano ha accolto il ricorso dell’eurodeputata: il procedimento sui licenziamenti torna al Tribunale dopo l’annullamento della decisione

La vicenda giudiziaria che coinvolge Ilaria Salis dovrà essere riesaminata. La Corte d’appello di Milano, sezione lavoro, ha infatti cancellato il provvedimento con cui l’eurodeputata di Avs era stata condannata a versare 300mila euro a due ex assistenti. La decisione non chiude il contenzioso, ma dispone il ritorno della causa davanti al Tribunale.

Il collegio ha accolto le contestazioni presentate dai legali di Salis e ha dichiarato nullo l’atto che aveva portato alla condanna. Il provvedimento è stato trasmesso alle parti nella mattinata di martedì 13 ottobre. Al centro del ricorso non c’è soltanto il merito dei licenziamenti, ma soprattutto la regolarità del procedimento seguito in primo grado.


Il nodo della mancata notifica

Secondo la difesa, alcuni atti giudiziari non sarebbero stati notificati correttamente. Questa circostanza, sostengono gli avvocati, avrebbe impedito a Salis di partecipare al processo e di presentare le proprie ragioni prima della pronuncia.

L’eurodeputata aveva riferito di essere venuta a conoscenza dell’esistenza della causa soltanto dopo la sentenza. Proprio questa presunta impossibilità di difendersi è stata indicata dai suoi rappresentanti come motivo per chiedere l’annullamento della decisione e la riapertura del procedimento.

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La condanna ora da riesaminare

In primo grado Salis era stata condannata in contumacia al pagamento di 300mila euro in favore di Valentina Dadda e Francois Gelmetti, due persone che avevano lavorato come suoi assistenti. La richiesta risarcitoria era collegata alla contestazione di un licenziamento ritenuto privo di giusta causa.

Con il pronunciamento della Corte d’appello, quella condanna non produce più effetti come decisione definitiva del primo giudizio. La controversia dovrà quindi tornare all’esame del Tribunale, che sarà chiamato a valutare nuovamente la causa dopo la nullità rilevata dai giudici milanesi.

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