Rubio frena su Machado e congela il nodo voto in Venezuela
Il segretario di Stato Usa sposta l’attenzione sui milioni di esuli e rinvia la data delle elezioni finché non sarà chiusa la transizione politica.
Marco Rubio ha scelto di abbassare il tono sul nuovo stop incontrato da María Corina Machado, parlando invece dei venezuelani che vivono all’estero e del percorso politico ancora incompleto. A margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, il segretario di Stato Usa ha detto che la priorità resta creare le condizioni perché milioni di persone possano rientrare in patria.
La linea di Washington guarda agli esuli
Nel punto stampa di oggi, Rubio ha definito Machado “molto coraggiosa” e ha aggiunto di avere grande considerazione per lei. Subito dopo, però, ha spostato il focus su un dato che per Washington pesa più del caso della leader dell’opposizione: “ci sono 8 milioni di venezuelani che hanno lasciato il Paese”.
Il capo della diplomazia americana ha spiegato che l’obiettivo degli Stati Uniti è favorire il ritorno di quella comunità. Secondo Rubio, si dovrà arrivare a una fase in cui gli esuli si sentano abbastanza sicuri da tornare in Venezuela.
Alla domanda sul nuovo ostacolo che ha fermato Machado, il segretario di Stato ha risposto di non essere informato. Ha chiarito che il giorno precedente era impegnato per tutta la giornata e che, per questo, non sapeva a cosa i cronisti si riferissero quando gli è stato chiesto del mancato rientro in patria della premio Nobel per la Pace venezuelana.
Elezioni rinviate alla fine della transizione
Rubio ha poi affrontato il capitolo più politico: la data del voto in Venezuela. Anche su questo fronte non ha indicato alcuna scadenza, confermando che la decisione resta legata al completamento del piano in tre fasi elaborato dall’amministrazione Trump dopo la cattura dell’ex presidente Nicolas Maduro.
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Per il segretario di Stato, non basta organizzare consultazioni “libere ed eque”. Ha sostenuto che l’obiettivo deve essere più ampio, cioè costruire una repubblica stabile e duratura. In quest’ottica, ha osservato che sarebbe un problema eleggere qualcuno che si troverebbe a gestire una crisi economica e sociale definita da lui “assoluta”.
Tra i dossier ancora aperti, Rubio ha citato anche la ristrutturazione del debito. Ha poi indicato un secondo passaggio, considerato essenziale quanto il primo: una transizione politica capace di gettare le basi per ricostruire le istituzioni necessarie a un voto davvero libero e corretto.
Il contesto diplomatico
Le parole di Rubio arrivano dopo la sua partecipazione, il giorno prima, all’incontro tra Donald Trump e la presidente ad interim Delcy Rodriguez. Il segretario di Stato ha quindi mantenuto una linea prudente sul calendario elettorale, rinviando ancora la scelta di una data fino a quando non sarà completata la transizione.
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