Renzi-Appendino, lo scontro si accende: il nodo dei voti persi
La deputata del M5S contesta l’ingresso di Italia Viva nell’alleanza progressista, mentre Renzi replica richiamando la sua condanna definitiva.
La discussione sull’alleanza progressista si è trasformata in un confronto diretto tra Chiara Appendino e Matteo Renzi. Al centro non c’è soltanto la formula organizzativa del progetto, ma il possibile impatto elettorale di Italia Viva: secondo la deputata del M5S, la presenza dell’ex presidente del Consiglio rischia di allontanare consensi invece di conquistarne.
Appendino boccia l’intesa con Renzi
Intervistata dal Foglio durante la Festa dell’ottimismo, Appendino ha sostenuto che il problema non riguarda tanto la stesura di un programma comune o la sottoscrizione di un accordo tra le forze politiche. A suo giudizio, il punto decisivo sarebbe l’affidabilità di Renzi, che considera compromessa dalle sue scelte passate, a partire dalla crisi del governo Conte II nel gennaio 2021, durante la pandemia.
La parlamentare ha inoltre richiamato le reazioni di una parte dell’elettorato progressista ai provvedimenti associati all’ex premier. Tra i lavoratori cita il Jobs Act, mentre tra gli studenti ricorda la Buona scuola; alle persone in difficoltà attribuisce invece il ricordo delle posizioni assunte da Renzi contro il reddito di cittadinanza. La sua conclusione è netta: «La vera domanda da porsi non è quanti voti porta ma quanti ce ne fa perdere».
La replica diventa personale
Renzi ha risposto durante lo stesso appuntamento e attraverso i suoi profili social, spostando il confronto sulla vicenda giudiziaria dell’ex sindaca di Torino. «Non candideremo persone come Chiara Appendino che sono state condannate con sentenza passata in giudicato», ha dichiarato, distinguendo poi tra garantismo e possibilità di ricevere lezioni da chi ha riportato una condanna definitiva.
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La replica ha provocato una nuova presa di posizione di Appendino. In una nota, la deputata ha accusato Renzi di aver evitato il tema politico e di aver scelto lo scontro personale, mentre l’obiettivo dovrebbe rimanere la costruzione di un’alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni.
Il precedente di Piazza San Carlo
Appendino ha ricordato che, nel gennaio 2021, dopo la sentenza di primo grado relativa ai fatti di Piazza San Carlo, Renzi aveva espresso solidarietà nei suoi confronti insieme a numerosi sindaci di schieramenti diversi. All’epoca, secondo il suo racconto, l’ex premier aveva auspicato la sua assoluzione e aveva preso le distanze da chi utilizza i procedimenti giudiziari per colpire gli avversari politici.
Per la deputata, da allora la decisione dei giudici non è mutata, mentre sarebbe cambiato l’atteggiamento di Renzi in funzione della convenienza del momento. Appendino ha quindi ribadito che l’ex premier costituisce, a suo parere, un elemento penalizzante per il fronte progressista e che gli attacchi rivolti alla sua persona non modificano questa valutazione politica.
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