Province, lo stallo resta: Meloni e Calderoli si chiamano in causa
All’assemblea dell’Upi la premier denuncia gli effetti della legge Delrio, mentre il ministro ricostruisce lo stop al rilancio delle Province
Il futuro delle Province torna al centro del confronto politico, ma dall’assemblea dell’Unione province italiane emerge anche una contraddizione nella maggioranza. Da una parte Giorgia Meloni riconosce le difficoltà lasciate dalla riforma del 2014; dall’altra, Matteo Calderoli attribuisce proprio alla presidente del Consiglio la scelta di non intervenire per rilanciare questi enti.
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Meloni denuncia il limbo istituzionale
In un messaggio rivolto ai partecipanti dell’assemblea, Meloni ha descritto la situazione delle Province come il risultato di un’eredità ancora irrisolta. La premier ha sostenuto che questi enti continuano a farsi carico delle conseguenze della legge Delrio, approvata nel 2014.
Il passaggio più netto riguarda la condizione istituzionale in cui le Province si trovano da allora. Secondo Meloni, la riforma le avrebbe lasciate in una situazione definita «insostenibile limbo», con responsabilità e funzioni non accompagnate da un assetto altrettanto chiaro.
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Calderoli riapre il caso Delrio
Durante lo stesso appuntamento, Calderoli ha fornito una ricostruzione politica diversa da quella che ci si sarebbe potuti attendere dalle parole della premier. Il ministro ha infatti riferito che fu Meloni a fermare l’ipotesi di una modifica della legge Delrio destinata a restituire centralità alle Province.
Il confronto si concentra quindi non soltanto sulle difficoltà attuali degli enti, ma anche sulle decisioni che hanno impedito di superare l’attuale assetto. Le dichiarazioni rese all’assemblea dell’Upi riportano così in primo piano la responsabilità politica dello stallo e il rapporto tra il governo e le istituzioni provinciali.
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