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Politica 2 min di lettura6 giorni fa

Pd e M5S, il “terzo nome” non basta più a fermare Schlein e Conte

Nel campo largo torna l’idea di una candidatura ponte, ma la mossa appare soprattutto un tentativo di evitare lo scontro tra i due leader e di tenere insieme Avs, Pd e M5S.

Nel campo largo riaffiora la proposta di un profilo condiviso per non arrivare allo scontro frontale tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. L’ipotesi, rilanciata da Angelo Bonelli e già circolata in passato con altri nomi, serve soprattutto a evitare che Avs debba schierarsi apertamente con uno dei due poli del centrosinistra.


La fuga dal duello è già iniziata

La questione, però, non sembra semplice da aggirare. Sinistra italiana e Verdi si muovono dentro un equilibrio fragile: da un lato si ritrovano spesso più vicini al Pd, dall’altro condividono con Conte alcune posizioni di merito, in particolare sul fronte del sostegno militare all’Ucraina. Restare nel mezzo, per loro, è il modo per non finire schiacciati.


Schlein e Conte restano i veri ostacoli

L’idea del “terzo nome” torna utile anche per un altro motivo: eviterebbe di scegliere subito chi, tra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, debba eventualmente correre alle primarie. Ma il piano, al momento, sembra destinato a restare sulla carta perché nessuno dei due contendenti principali ha intenzione di arretrare.

Schlein, in particolare, non appare disponibile a farsi da parte. Per lei il passaggio sarebbe politicamente decisivo, perché rinunciare significherebbe mettere in discussione il senso stesso della sua leadership. Anche l’ipotesi di un nome Pd alternativo, da Giorgio Gori a Roberto Gualtieri, viene letta più come una pressione interna che come una soluzione praticabile.

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Al Nazareno cresce la tensione

A complicare tutto c’è anche il contesto nel Pd, dove le grandi manovre si sono riaccese dopo gli appuntamenti di Reggio Emilia e della “Nova” milanese di Conte. In quella fase, secondo quanto filtra, il nome di Gualtieri sarebbe visto con favore da una parte del fronte contiano, ma questo non basta a cambiare gli equilibri.

Il rischio per Schlein è che proprio le primarie diventino il terreno più insidioso. I gazebo che l’hanno portata alla guida del partito potrebbero trasformarsi, per lei, in una trappola politica. E così il “terzo nome” resta un tentativo di alleggerire la pressione, più che una strada davvero percorribile.

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