Parlamento in secondo piano: il governo firma il 95% delle leggi
Un rapporto aggiornato a settembre segnala il netto sbilanciamento dell’attività legislativa a favore dell’esecutivo e l’ipotesi di un ulteriore peggioramento con il Melonellum.
Il Parlamento appare sempre più marginale nella produzione delle norme: secondo un rapporto aggiornato a settembre, il 95% dei testi di legge viene elaborato dal governo. Il dato descrive un forte spostamento del baricentro legislativo verso l’esecutivo.
La conseguenza è che alle Camere resta una quota ridotta dell’iniziativa normativa. Il rapporto evidenzia così come l’attività parlamentare sia stata in larga misura assorbita dal governo, che ha assunto un ruolo dominante nella scrittura delle leggi.
Un equilibrio legislativo sempre più fragile
Il numero indicato nel rapporto restituisce la dimensione dello squilibrio: soltanto una parte minima dei testi nasce dall’attività autonoma del Parlamento. La maggioranza della produzione legislativa, invece, prende forma all’interno dell’esecutivo.
Non si tratta quindi soltanto di una diversa distribuzione dei compiti, ma della progressiva riduzione dello spazio lasciato alle Camere nella definizione delle norme. Il quadro descritto dal documento mostra un Parlamento chiamato a intervenire su testi predisposti soprattutto dal governo.
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Il nodo del Melonellum
A rendere ancora più delicato lo scenario è il possibile ricorso al Melonellum. Nel rapporto, questa prospettiva viene indicata come un elemento capace di aggravare ulteriormente la posizione già subordinata delle Camere.
Il dato del 95% rappresenta dunque la situazione rilevata a settembre, mentre l’eventuale applicazione del Melonellum apre una questione sul futuro equilibrio tra esecutivo e Parlamento. Il punto centrale resta la capacità delle Camere di recuperare un ruolo effettivo nella scrittura delle leggi.
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