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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Nordio giudica inappropriate le proteste dei magistrati contro la politica

Il ministro esclude ispezioni sul caso Siher e chiede un confronto civile tra governo e magistratura.

Carlo Nordio ha escluso l’invio di ispettori a Milano dopo la scarcerazione di Youssef Siher, il trentenne accusato di aver creato l’account del Movimento17 ottobre. Il ministro ha parlato al Salone della Giustizia, dove ha anche criticato le reazioni della magistratura alle valutazioni espresse dai politici sulle sentenze.

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Nessuna ispezione sul caso Siher

Nordio ha chiarito che il ministero non intende avviare verifiche ispettive sulla decisione del gip milanese di non confermare la custodia in carcere. «Non c’è alcuna intenzione di mandare gli ispettori a Milano», ha detto, pur definendosi sorpreso dall’esito del procedimento.

Secondo il Guardasigilli, la richiesta della Procura per il carcere appariva adeguatamente motivata. Il ministro ha aggiunto di ritenere probabile un’impugnazione da parte dei pubblici ministeri e ha rinviato alle prossime decisioni l’esito della vicenda.


Il rapporto tra politica e toghe

Nel suo intervento, Nordio ha osservato che i rappresentanti politici contestano spesso le sentenze, ma che anche i magistrati intervengono talvolta con toni duri sulle leggi approvate dal Parlamento. Per questo, a suo giudizio, le proteste dei giudici contro le critiche della politica risultano poco appropriate.

Il ministro ha auspicato un ritorno a un confronto vivace tra i due ambiti, purché contenuto entro i limiti della correttezza e del rispetto istituzionale. Il rapporto, ha spiegato, non dovrebbe irrigidirsi ulteriormente.

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Cortei e ipotesi di indulto

Nordio ha poi commentato la contemporanea presenza di manifestazioni in diversi Paesi europei, citando Italia, Francia, Spagna e Albania. La simultaneità, secondo il ministro, alimenta il dubbio che accanto alle mobilitazioni spontanee possano esistere anche altre forme di organizzazione. Ha inoltre rilevato la partecipazione di molti minorenni privi di un riferimento ideologico definito, un fenomeno che non vedeva con questa frequenza dal periodo successivo al 1968.

Sul possibile indulto, il ministro ha ribadito la propria contrarietà a provvedimenti di clemenza utilizzati per ridurre il sovraffollamento carcerario. «Ogni forma di clemenza gratuita per me è una forma di resa dello Stato», ha affermato, sostenendo che gli indulti non risolvono il problema: dopo circa un anno, la situazione nelle carceri tende a tornare quella precedente.

Diverso, per Nordio, è il ricorso a misure alternative per le persone tossicodipendenti. Il ministero sta lavorando su percorsi di questo tipo, destinati a persone considerate malate da curare più che detenuti da punire.

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