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Politica 2 min di lettura4 giorni fa

Neutralità svizzera sotto esame: il voto che divide Berna

La destra nazionalista chiede vincoli più severi su sanzioni e cooperazione militare, ma Governo, Parlamento e sondaggi indicano il successo del no

La consultazione di domenica mette alla prova uno dei pilastri dell’identità elvetica: gli elettori dovranno decidere se inserire nella Costituzione una versione più vincolante della neutralità. Il fronte contrario, sostenuto dalle principali forze di centro e di sinistra, parte in vantaggio nei rilevamenti, ma il tema resta delicato per il peso storico che ha nella società svizzera.


Il voto nasce dal caso Russia

A promuovere la proposta è l’Udc, partito della destra nazionalista. L’iniziativa ha preso forza dopo la scelta della Confederazione di aderire a gran parte delle misure restrittive varate dall’Unione europea contro la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina.

Per i promotori, quella decisione avrebbe allontanato il Paese dalla sua tradizionale posizione di equidistanza. Il testo punta soprattutto su due vincoli: in futuro Berna dovrebbe accettare sanzioni contro Stati in guerra soltanto quando adottate dall’Onu, mentre la cooperazione con alleanze militari sarebbe ammessa esclusivamente davanti a un attacco diretto alla Svizzera.


Berna teme nuovi limiti alla difesa

Governo e Parlamento raccomandano di respingere la modifica costituzionale. Liberali, centristi, socialisti e verdi ritengono infatti necessario conservare uno spazio decisionale autonomo, così da poter reagire anche a iniziative internazionali non riconducibili alle Nazioni Unite.

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La posizione degli oppositori è che la neutralità non sia stata abbandonata, bensì adattata alle crisi contemporanee. La Svizzera non appartiene né all’Ue né alla Nato, ma intrattiene con Bruxelles rapporti economici bilaterali e mantiene contatti con Paesi dell’Alleanza atlantica; inoltre collabora sul piano della sicurezza con alcuni Stati, soprattutto confinanti, per migliorare la propria capacità difensiva. Limitare questi rapporti alle sole situazioni di aggressione diretta, sostengono i contrari, potrebbe significare intervenire quando sarebbe ormai troppo tardi.


Un secondo referendum sull’alimentazione

Nella stessa giornata gli svizzeri saranno chiamati a esprimersi anche sull’iniziativa «per un’alimentazione sicura». La proposta mira a rendere più solido l’approvvigionamento nazionale attraverso una maggiore disponibilità di prodotti agricoli elvetici, con particolare attenzione agli alimenti vegetali, e mediante la protezione dell’acqua potabile.

Anche in questo caso l’esecutivo e il Parlamento invitano a votare no. Secondo le istituzioni, gli obiettivi indicati dai promotori sarebbero sproporzionati e non raggiungibili entro i dieci anni previsti; la salvaguardia ambientale, inoltre, sarebbe già una priorità della politica svizzera. I sondaggi anticipano una bocciatura per entrambe le proposte, ma il confronto sulla neutralità concentra l’attenzione maggiore.

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