Moratti boccia le nuove carceri minorili: «Servono comunità»
L’eurodeputata e cofondatrice di San Patrignano critica l’ipotesi del ministro Nordio e rilancia il recupero dei detenuti con dipendenze
Per Letizia Moratti, il carcere non dovrebbe essere il punto d’arrivo per chi ha commesso reati legati alla tossicodipendenza. L’eurodeputata e cofondatrice di San Patrignano indica nelle comunità di recupero un’alternativa alla detenzione, anche quando resta da scontare una parte significativa della condanna.
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Il recupero passa dalle comunità
Secondo Moratti, trasferire queste persone in una struttura dedicata può offrire risultati migliori rispetto alla permanenza dietro le sbarre. La sua posizione si inserisce nel confronto sulla proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio, orientata alla realizzazione di nuovi istituti destinati ai minori.
«Far scontare l’intera pena o ciò che resta della pena in una comunità di recupero e non in carcere è un sistema vincente», ha affermato Moratti parlando dell’esperienza maturata nel mondo delle comunità. La scelta, nella sua impostazione, riguarda soprattutto i detenuti coinvolti in vicende giudiziarie connesse all’uso o alla dipendenza da sostanze.
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La legge approvata ad agosto
L’intervento dell’eurodeputata richiama anche la normativa varata ad agosto, sostenuta dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Il provvedimento ha riportato al centro la possibilità di affrontare il percorso penale attraverso strumenti di recupero diversi dalla detenzione ordinaria.
Resta aperto il tema dell’efficacia concreta di questo modello e della sua applicazione nel tempo. A Moratti è stato chiesto se il nuovo orientamento stia dando risultati: il testo disponibile dell’intervento si interrompe proprio nel punto in cui avrebbe dovuto proseguire la sua risposta.
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