Monopoli, guerre e giovani: l’allarme di Mattarella sul futuro dell’Italia
Dal controllo dei nuovi monopoli alla fuga dei giovani, il Presidente indica coesione, innovazione e integrazione europea come priorità per il Paese.
Il ritorno dei monopoli in settori strategici come le tecnologie satellitari e l’intelligenza artificiale preoccupa Sergio Mattarella, che richiama il valore del controllo pubblico a tutela della libertà economica e sociale. Nel suo intervento ha rievocato la posizione di Luigi Einaudi all’Assemblea Costituente: «La legge non può essere strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta». Secondo il capo dello Stato, le concentrazioni di potere possono alimentare disoccupazione e disuguaglianze, mentre le regole nazionali ed europee servono a difendere la libertà.
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L’economia cerca una risposta europea
Mattarella ha collegato questo tema alle fragilità che pesano sull’economia italiana: energia costosa, inflazione, retribuzioni contenute e produttività insufficiente. Fattori già messi in luce dal Centro studi di Confindustria e destinati, a suo giudizio, ad avere conseguenze rilevanti sulla tenuta del sistema produttivo.
La dimensione della risposta, ha osservato, non può essere soltanto nazionale. Una maggiore integrazione dell’Unione europea rappresenta per il Presidente la strada per rafforzare la competitività, sostenere la difesa comune e proteggere i valori di una civiltà esposti a pressioni sempre più forti.
Il quadro internazionale rende il passaggio ancora più delicato. Conflitti di aggressione, attacchi al diritto internazionale, protezionismo, instabilità delle rotte marittime, aumento dei costi energetici e ambizioni monopolistiche stanno danneggiando le catene produttive e la libertà degli scambi, con ricadute anche sul modello di vita dei cittadini.
Giovani, il costo della partenza
In questo scenario, il Presidente ha indicato nella condizione delle nuove generazioni una questione sociale centrale. Molti ragazzi sarebbero disponibili a rientrare in Italia se trovassero opportunità professionali e un percorso esistenziale capace di consentire loro una piena realizzazione. «Non si può guardare ai giovani con indifferenza o, peggio, con meschina sottovalutazione», ha affermato Mattarella.
Il saldo negativo delle migrazioni giovanili costituisce, nelle sue parole, un peso serio per il Paese. Le aspettative dei giovani incidono infatti sull’evoluzione dell’economia, della società e dei modelli di vita; per questo le difficoltà attuali devono tradursi in una progettazione concreta del futuro, non in una risposta limitata all’emergenza.
Scuola e imprese devono incontrarsi
Per affrontare il disagio e l’insicurezza che molti giovani avvertono, Mattarella ha sollecitato una visione di lungo periodo. Il timore di restare esclusi, di perdere autonomia o di non trovare un posto nella società richiede strategie capaci di affiancare alle decisioni immediate politiche strutturali.
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Il legame tra istruzione, lavoro e qualità dell’impresa può diventare un punto di incontro tra generazioni. Squilibri demografici e trasformazioni tecnologiche rendono più difficile il passaggio di competenze dagli adulti ai giovani, ma il Presidente ha ribadito che scuola e lavoro sono diritti destinati a realizzarsi insieme.
Anche le aziende, ha sottolineato, hanno bisogno di condizioni favorevoli per trasformare i progetti in risultati. Il capitale umano resta decisivo: le persone devono poter esprimere le proprie capacità e vivere libere dal bisogno. La coesione, in questa prospettiva, non è soltanto un valore civile, ma una condizione per crescere.
Innovare senza lasciare indietro nessuno
L’impresa diffusa può sostenere le comunità locali e frenare lo spopolamento delle aree interne, dove la riduzione dei servizi rischia di innescare ulteriori effetti negativi. Per Mattarella servono quindi politiche efficaci, capaci di accompagnare lo sviluppo e di impedire che interi territori perdano attività, popolazione e opportunità.
La crescita futura dovrà inoltre rispettare tre dimensioni: economica, ambientale e sociale. Protezione sociale e inclusione, ha evidenziato il Presidente, non sono un freno produttivo, ma strumenti che possono rafforzare lo sviluppo e ampliare la partecipazione.
Di fronte all’incertezza, la risposta non può essere la chiusura nostalgica nel passato. «Nelle fasi di incertezza occorre il coraggio dell’innovazione», ha detto Mattarella, invitando le imprese che stanno affrontando il cambiamento a proseguire nel loro impegno e chiedendo alle istituzioni di sostenerle.
Il capo dello Stato ha pronunciato queste considerazioni durante la cerimonia per la consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro” ai nominati del 2 giugno 2026. Nel suo intervento ha così unito il tema della competitività a quello della responsabilità sociale, indicando nel rapporto tra generazioni e nella capacità di includere i giovani due condizioni essenziali per il futuro dell’Italia.
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