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Politica 2 min di lettura5 ore fa

Minzatu difende il dialogo con Roma sul decreto scuola

La vicepresidente Ue richiama il ruolo degli Stati e conferma il confronto con il governo italiano sul limite agli alunni non italofoni

La vicepresidente della Commissione europea Roxana Minzatu ha definito eccezionale il rapporto con il governo italiano sul decreto scuola 2026.

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Il chiarimento della Commissione

La portavoce Eva Hrncirova ha precisato il significato della risposta fornita da Minzatu a un’interrogazione degli eurodeputati del Pd. «Una parte della risposta all’interrogazione parlamentare consisteva in una spiegazione», ha detto, chiarendo che il quesito riguardava anche l’applicazione del diritto europeo.

Secondo Hrncirova, si è trattato quindi di un chiarimento sulle norme dell’Unione europea, non dell’annuncio di una posizione definitiva della Commissione sul provvedimento italiano.


Il confronto con l’Italia

In precedenza, Minzatu aveva ricordato che i trattati dell’Ue vietano trattamenti discriminatori fondati sulla nazionalità. Il riferimento riguardava il decreto scuola 2026, che introduce un limite alla presenza di studenti non italofoni in alcune classi.

Rispondendo a Bruxelles alle domande sul provvedimento, la vicepresidente ha spiegato che l’istruzione resta in larga parte una responsabilità nazionale. Per questo, a suo giudizio, governo e Parlamento italiano devono poter completare l’iter previsto senza che le valutazioni della Commissione assumano un peso improprio.

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Competenze e istruzione di qualità

Minzatu ha sottolineato che le parole di un vicepresidente della Commissione, quando toccano materie affidate agli Stati membri, possono produrre effetti più ampi di una semplice opinione. Ha quindi escluso un approccio burocratico e ha indicato nella tutela dell’istruzione di qualità la priorità del dialogo con le autorità italiane, compreso il ministro dell’Istruzione.

«La mia collaborazione con il governo italiano è stata eccezionale; non ho nulla da aggiungere in merito», ha affermato la commissaria. Ha comunque aggiunto che è necessario separare con precisione le responsabilità dell’Unione da quelle dei singoli Paesi, per evitare di alimentare discussioni senza vantaggi per Europa, studenti e insegnanti.

La vicepresidente non ha fornito anticipazioni sull’evoluzione del decreto. Ha infine fatto sapere che la Commissione sta seguendo la situazione e che continuerà a essere aggiornata sugli sviluppi.

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