Minori online, Stanzione chiede privacy e controlli limitati
In audizione alla Camera, il Garante invita a coordinare le norme e segnala i rischi dei chatbot.
Il Garante della Privacy Pasquale Stanzione ha chiesto di proteggere i minori online senza comprimere la loro riservatezza e autonomia. L’intervento è avvenuto mercoledì mattina davanti alla XIV commissione della Camera, durante l’audizione sulla proposta europea Eu Kids Act.
Stanzione ha giudicato utile verificare l’età degli utenti minorenni sui social, ma ha chiesto che i dati raccolti siano ridotti a quelli indispensabili. Anche il controllo dei genitori, secondo il Garante, deve accompagnare la crescita dei ragazzi senza trasformarsi in una sorveglianza priva di limiti.
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Le richieste sulla proposta europea
Nel corso dell’audizione, il presidente dell’Autorità ha sollecitato un raccordo più efficace tra il futuro regolamento e le norme già in vigore. A suo giudizio, l’iniziativa dell’Unione europea può ridurre le differenze tra le legislazioni nazionali in un ambito che richiede criteri condivisi.
Tra gli aspetti valutati positivamente figurano le misure contro le funzioni delle piattaforme pensate per favorire comportamenti dipendenti, la profilazione degli utenti e le interazioni potenzialmente dannose. L’attenzione riguarda anche i chatbot capaci di imitare relazioni personali.
«Occorre adattare gli ambienti digitali alle vulnerabilità di persone ancora in formazione», ha affermato Stanzione durante l’incontro alla Camera. Il Garante ha inoltre richiamato il legislatore italiano a considerare i rischi di dipendenza emotiva e isolamento associati ai sistemi che simulano empatia.
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Accesso alla rete e ruolo della famiglia
Stanzione ha riproposto la necessità di un accesso autonomo a internet costruito per gradi, con limiti diversi in base ai rischi dei servizi utilizzati. In una fase iniziale sarebbe prevista una supervisione dei genitori, da modulare con l’aumento della capacità dei minori di decidere autonomamente.
La verifica dell’età, ha precisato il Garante, dovrebbe quindi svolgersi senza accumulare informazioni non necessarie. Lo stesso principio dovrebbe guidare gli strumenti destinati alle famiglie, chiamati a tutelare i figli rispettandone la privacy.
Educazione all’uso della tecnologia
Per Stanzione, il solo ricorso ai divieti non è sufficiente. «Serve una “paideia digitale” che promuova consapevolezza e uso responsabile della tecnologia», ha detto, indicando nella scuola, nella famiglia e nelle relazioni quotidiane i luoghi in cui sviluppare questa preparazione.
La proposta è accompagnare le regole con un’educazione capace di rendere i ragazzi più consapevoli dei rischi e delle opportunità della rete. L’obiettivo indicato dal Garante è sostenere la formazione dei minori senza ostacolare la loro progressiva autodeterminazione.
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