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Politica 1 min di lettura2 ore fa

Meloni scuote l’Europa sull’Ucraina: serve un mandato comune

Alla vigilia del Consiglio europeo, la premier chiede una linea condivisa sui negoziati e non esclude alternative a un unico inviato.

La premier Giorgia Meloni chiede che l’Europa assuma un ruolo più incisivo nel percorso verso la pace in Ucraina. Nel suo intervento al Senato, in vista del Consiglio europeo, ha posto una condizione precisa all’iniziativa di Francia, Germania e Gran Bretagna: qualsiasi azione condotta dal formato E3 dovrà avere una legittimazione condivisa dai Ventisette.

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L’E3 dovrà parlare a nome dei Ventisette

Secondo Meloni, se i tre Paesi ritengono di poter ottenere risultati migliori procedendo senza il coinvolgimento diretto degli altri Stati membri, dovrebbero comunque ricevere un incarico ufficiale dall’intera Unione. La presidente del Consiglio ha quindi messo in discussione l’idea che alcune capitali possano gestire da sole un dossier destinato ad avere conseguenze sull’Europa nel suo complesso.

La richiesta della premier nasce dalla necessità, da lei sottolineata, di evitare che l’Unione rimanga spettatrice nelle trattative. “I Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa”, ha detto in Aula, aprendo però anche alla possibilità di valutare strade differenti qualora non emergesse un accordo su un unico nome.

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La linea italiana non cambia

Nel resto del suo intervento, Meloni ha ribadito che il sostegno a Kiev resta il punto fermo dell’azione del governo. L’assistenza alla popolazione civile, la pressione nei confronti di Mosca e il mantenimento dell’unità tra Europa e alleati nordamericani sono stati indicati come i principali elementi della strategia italiana.

La premier ha inoltre respinto l’idea che l’abbandono della resistenza ucraina possa essere presentato come una soluzione pacifica. “Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace”, ha affermato, sostenendo che soltanto un accordo giusto possa garantire stabilità duratura e tutelare la sicurezza del continente e gli interessi italiani.

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