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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Meloni, linea dura sull’Ucraina: “La resa non è pace

In Senato la premier ribadisce il sostegno a Kiev e chiede all’Europa interventi immediati per ridurre il peso dell’energia su famiglie e imprese.

La posizione italiana sulla guerra in Ucraina resta invariata, mentre sul fronte energetico il governo chiede all’Europa di intervenire rapidamente per contenere i costi. Sono questi i due temi principali affrontati da Giorgia Meloni al Senato, nelle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo.

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Kiev resta al centro della strategia

Rispondendo sul conflitto, la presidente del Consiglio ha confermato il sostegno a Kiev e la volontà di mantenere la pressione su Mosca. Meloni ha respinto l’idea che l’interruzione della resistenza ucraina possa condurre automaticamente alla fine delle ostilità.

“Se l’Ucraina smettesse domani di difendersi, noi non avremmo la pace”, ha affermato la premier. A suo giudizio, si aprirebbe invece il confronto con l’occupazione di uno Stato europeo e con il rischio di un ritorno dell’imperialismo sovietico, evocando anche la repressione delle rivolte di Praga e Budapest e il Muro di Berlino.

Meloni ha quindi sostenuto che l’obiettivo dell’Italia sia una soluzione capace di durare e di garantire la sicurezza del continente. “Nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace”, ha aggiunto, spiegando che il governo è disposto a sostenere un costo politico pur di lavorare a una pace definita giusta.


Energia, la richiesta di una svolta

Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha indicato nel prezzo dell’energia uno dei principali ostacoli alla competitività dell’economia europea. Famiglie e aziende, ha detto, hanno bisogno di un alleggerimento delle bollette in tempi rapidi, perché le imprese del continente non possono affrontare la concorrenza globale pagando l’energia molto più dei rivali internazionali.

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La transizione ambientale, secondo Meloni, non deve compromettere il sistema industriale europeo. “La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione”, ha dichiarato, chiedendo di rivedere quelle norme elaborate in condizioni diverse che oggi rischiano di amplificare gli effetti delle crisi.

La premier ha collegato il rincaro dei costi anche alle difficoltà sulle rotte commerciali e nelle catene di approvvigionamento. Tensioni e insicurezza fanno crescere trasporti e assicurazioni, con conseguenze finali sui carburanti, sulla spesa quotidiana e sui bilanci delle imprese.


La risposta passa dal G7

Per affrontare uno scenario che nessun Paese può gestire efficacemente da solo, Meloni ha rivendicato il lavoro svolto dall’Italia in ambito G7. L’intesa raggiunta prevede l’immissione sui mercati di una quantità rilevante di carburante.

L’intervento, ha spiegato, punta anche a scongiurare il pericolo di una sospensione delle esportazioni statunitensi, eventualità che avrebbe avuto ripercussioni pesanti sulle economie. Per il governo italiano, la cooperazione internazionale deve quindi accompagnarsi a decisioni europee capaci di correggere la rotta senza indebolire la base produttiva.

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