Meloni-Conte, scontro sulla legge elettorale: accuse incrociate
La premier attacca il leader del Movimento 5 Stelle in Senato, Conte risponde alla Camera contestando il nuovo sistema e il bilancio del governo
Giuseppe Conte ha risposto alla premier Giorgia Meloni dopo l’affondo rivolto in Senato al Movimento 5 Stelle sulla legge elettorale. Al centro del confronto c’è l’indicazione preventiva delle alleanze e del candidato alla presidenza del Consiglio, ma anche il diverso percorso politico dei due leader.
Conte ha replicato alcune ore dopo, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sulle comunicazioni della presidente del Consiglio. Nel suo intervento ha collegato la discussione istituzionale alle difficoltà economiche di famiglie e imprese, citando il caro carburante e la riduzione dei salari reali.
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Conte contesta la lettura della legge
Meloni aveva risposto in Senato alla senatrice M5S Maiorino senza nominare direttamente l’ex presidente del Consiglio. La premier ha chiesto per quale motivo il Movimento non avesse introdotto le preferenze quando era al governo e ha sostenuto che le nuove regole obblighino i partiti a presentarsi al voto con alleanze, candidato premier e programma già dichiarati.
Secondo Meloni, proprio questo meccanismo metterebbe in difficoltà il partito guidato da Conte. Il riferimento più polemico è arrivato con la frase: «Se queste regole ci fossero state prima, alla presidenza del Consiglio dei ministri non ci poteva arrivare».
La replica: il Quirinale decide
Conte ha contestato l’interpretazione della premier, sostenendo che la legge non renderebbe vincolante l’indicazione del candidato per il presidente della Repubblica. Ha inoltre richiamato l’eventualità che nessuna coalizione riesca a ottenere il premio di maggioranza, invitando Meloni a esaminare più attentamente il testo.
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Il leader del Movimento 5 Stelle ha poi attribuito il riferimento di Meloni alla diversa provenienza politica dei due. Conte ha ricordato di essere arrivato alla guida di due governi provenendo dalla società civile e di aver affrontato maggioranze complesse, mentre la premier, secondo la sua ricostruzione, avrebbe alle spalle una lunga esperienza politica iniziata durante l’adolescenza.
Il confronto sul bilancio del governo
Nella parte finale dell’intervento alla Camera, Conte ha messo a confronto i risultati dei propri esecutivi con quelli dell’attuale maggioranza. Ha sostenuto di aver portato a termine l’80% del programma presentato agli elettori in due anni, nonostante la fragilità degli equilibri parlamentari.
A Meloni ha invece imputato di non aver mantenuto le promesse elettorali dopo quattro anni di governo e di disporre della maggioranza più longeva. La legge elettorale, ha concluso Conte, non sarebbe stata inclusa nel programma e sarebbe stata approvata per consolidare la permanenza dell’esecutivo al potere.
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