Irpef, il taglio torna in gioco: ma servono 2,7 miliardi
Meloni riapre all’aliquota del 33% oltre i 50mila euro, mentre restano da trovare le coperture e cresce lo scontro sul drenaggio fiscale
La Cgil torna a chiedere che il maggiore prelievo prodotto dall’inflazione venga restituito a dipendenti e pensionati. Secondo il sindacato, tra il 2022 e il 2025 il fiscal drag avrebbe trasferito al fisco 30 miliardi di euro in più, mentre il governo sostiene di aver compensato almeno in parte l’effetto sui lavoratori dipendenti.
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Il nodo del drenaggio fiscale
Il problema nasce dal mancato adeguamento all’inflazione degli scaglioni Irpef, delle detrazioni e dell’area esente. Quando i salari crescono soltanto per seguire l’aumento dei prezzi, i contribuenti possono finire in fasce d’imposta più onerose pur senza avere un reale incremento del potere d’acquisto.
Le stime della Ragioneria generale dello Stato, citate dalla deputata del Partito democratico Maria Cecilia Guerra, quantificano il maggior esborso per lavoratori dipendenti e pensionati in 4,4 miliardi nel 2026. A questa cifra si aggiungerebbero 3,4 miliardi nel 2027, 2,4 nel 2028 e 2,8 nel 2029. La Cgil sostiene che il recupero debba essere riconosciuto a entrambe le categorie. Christian Ferrari, segretario confederale del sindacato, ha replicato a Giorgia Meloni: «Non è affatto vero per i pensionati, cui non è stato restituito assolutamente nulla».
Meloni riapre sul 33%
Nel confronto al Senato, la presidente del Consiglio ha difeso l’azione già svolta dall’esecutivo, affermando che sarebbero state restituite somme superiori a quelle assorbite dal drenaggio fiscale. Alla Camera, però, Meloni ha riaperto la partita sull’aliquota Irpef del 33% per i redditi oltre i 50mila euro: «Sono ovviamente più che favorevole all’estensione dell’aliquota Irpef al 33%».
L’ipotesi, valutata anche con un innalzamento della soglia fino a 60mila euro, riguarda circa 3,3 milioni di contribuenti. Il costo stimato è di 2,7 miliardi l’anno, una somma che nelle ultime settimane sembrava destinata ad altri interventi. La premier ha comunque legato l’operazione alla disponibilità delle coperture e, in un messaggio alla Confesercenti, ha ribadito l’intenzione di ridurre ancora le imposte.
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Bruxelles decisiva per la manovra
La ricerca delle risorse passa anche dal confronto con la Commissione europea. Il governo chiede che l’aumento dei prezzi dell’energia venga considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole comunitarie e punta a utilizzare almeno una parte del maggior gettito Iva legato all’inflazione per interventi temporanei e mirati destinati a famiglie e imprese.
Un quadro più preciso dovrebbe emergere dal documento programmatico di bilancio, atteso a Bruxelles entro domani. Il testo conterrà le previsioni macroeconomiche e alcuni elementi della prossima legge di Bilancio. Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, vorrebbe attendere anche l’esito del negoziato sulla clausola di salvaguardia Nec relativa a energia e difesa, così da presentare alle Camere un provvedimento con misure già definite.
Tempi ancora da chiarire
Il Parlamento ha autorizzato uno scostamento di bilancio da 28,8 miliardi fino al 2028, ma l’iter non è concluso: manca ancora il via libera del Consiglio, atteso durante l’Eurogruppo del 9 novembre. Per questo la scadenza del 20 ottobre per depositare il disegno di legge potrebbe slittare, anche se non è certo che il passaggio venga rinviato fino a novembre.
Nei prossimi giorni l’agenda dei principali esponenti del governo sarà inoltre concentrata sugli impegni internazionali. Meloni parteciperà al Consiglio europeo di Bruxelles, mentre Giorgetti sarà a Bangkok per gli incontri annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, oltre agli appuntamenti del G7 e del G20.
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