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Politica 2 min di lettura12 ott

Mattarella, il richiamo decisivo: «L’Italia non disperda la sua unità

All’anniversario della Cida il Presidente della Repubblica ha collegato coesione nazionale, responsabilità dei dirigenti e sfide tecnologiche.

Il contrasto politico e le divisioni del momento non devono compromettere il senso di appartenenza comune. È questo il messaggio consegnato da Sergio Mattarella durante la celebrazione degli 80 anni della Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, con un richiamo particolare al ruolo di chi opera nelle istituzioni e nei servizi essenziali.

Il Presidente della Repubblica ha ricordato anche il sacrificio di alcuni dirigenti uccisi durante gli anni del terrorismo, sottolineando come l’Italia abbia superato quella stagione grazie alla solidità dei suoi valori civili e alla capacità di restare unita.

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L’unità resta il punto fermo

Nel suo intervento Mattarella ha citato Pietro Coggiola, Carlo Ghiglieno, Manfredo Mazzanti, Renato Briano e Giuseppe Taliercio, assassinati dalle Brigate rosse perché considerati rappresentanti dell’assetto sociale che il terrorismo voleva colpire. Il loro ricordo, ha spiegato, appartiene alla storia della Repubblica e richiama il prezzo pagato da molte persone per difendere quel modello.

Da quella memoria il Capo dello Stato ha tratto un’indicazione per il presente: «Mai disperdere unità Italia anche di fronte ad asprezze e contrapposizioni». Le divergenze sui contenuti e sulle scelte pubbliche possono occupare il dibattito, ma non dovrebbero cancellare il legame di fondo che tiene insieme la comunità nazionale.


Tecnologia e dignità del lavoro

Mattarella ha poi rivolto l’attenzione alle trasformazioni in corso, citando lo sviluppo delle tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale e della robotica. La sfida, secondo il Presidente, consiste nell’utilizzare queste innovazioni non soltanto per aumentare la produttività o ridurre i costi, ma anche per migliorare la qualità della vita e dell’organizzazione sociale.

In questo quadro, la crescita deve continuare a mettere al centro la persona, proteggerne la dignità e rafforzare la coesione. Dirigenti pubblici e privati, insieme a chi opera nei servizi fondamentali e nei comparti emergenti, sono stati indicati come componenti essenziali di una società capace di governare il proprio futuro.

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Il dovere di servire la Repubblica

Il titolo scelto per l’assemblea della Cida, ha osservato Mattarella, richiama l’esigenza di andare oltre le singole competenze professionali. A dirigenti e funzionari spetta infatti contribuire al progresso collettivo mantenendo autonomia, responsabilità e rispetto dell’etica professionale; per chi lavora nella pubblica amministrazione, questo significa agire «a servizio esclusivo della nazione».

Il Presidente ha collegato tale impegno ai principi costituzionali, fondati sull’universalità dei diritti e sulla solidarietà politica, economica e sociale. Il lavoro, nelle sue diverse forme, diventa così una componente dell’equilibrio democratico e del modello di convivenza delineato dalla Costituzione.


L’Europa come orizzonte comune

Nella parte conclusiva del discorso, Mattarella ha indicato l’Europa come lo spazio nel quale l’Italia deve continuare a progettare il proprio cammino. La consapevolezza di questa dimensione, ha sostenuto, è necessaria per consolidare il modello sociale europeo.

Per difenderlo non bastano dichiarazioni di principio: servono decisioni coerenti da parte delle istituzioni. Il riferimento all’Europa ha quindi chiuso un intervento centrato sul rapporto tra responsabilità professionale, coesione nazionale e capacità di affrontare insieme un cambiamento ormai in corso.

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