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Politica 1 min di lettura1 ora fa

Certificati per i migranti, la Cassazione riapre il caso delle tre dottoresse

Annullata la sospensione professionale inflitta a tre mediche di Ravenna, accusate di falso e interruzione di pubblico servizio nell’inchiesta sui trasferimenti nei Cpr.

La sospensione delle tre dottoresse di Ravenna è stata annullata dalla Cassazione. Le professioniste erano state colpite a marzo da un’interdizione di dieci mesi, dopo essere finite sotto indagine per i certificati sanitari rilasciati a migranti destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio.

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La sospensione torna in discussione

La Suprema corte ha disposto che la vicenda ritorni davanti al tribunale della libertà. Non si tratta quindi di un’assoluzione nel merito: il provvedimento cautelare che aveva fermato le tre mediche dovrà essere nuovamente esaminato dai giudici competenti.

L’inchiesta riguarda presunti falsi certificati firmati per impedire o rinviare il trasferimento di alcuni migranti nei Cpr. Alle dottoresse vengono contestati il falso ideologico e l’interruzione di pubblico servizio, accuse sulle quali dovrà proseguire la valutazione giudiziaria.

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Il nodo delle certificazioni sanitarie

Il caso ha riportato l’attenzione sul ruolo dei medici chiamati a stabilire se una persona sia nelle condizioni di essere trasferita in una struttura per il rimpatrio. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni certificati avrebbero prodotto l’effetto di evitare quei trasferimenti.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva già manifestato l’intenzione di rivedere il meccanismo delle certificazioni sanitarie. La decisione della Cassazione riporta ora il procedimento alla fase del riesame della misura adottata nei confronti delle tre professioniste, senza chiudere l’inchiesta né definire le responsabilità.

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