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Politica 1 min di lettura15 ott

Mattarella frena le ricorrenze: 51 giornate sono troppe

Il presidente richiama il Parlamento all’equilibrio: venti nuove celebrazioni sono state introdotte nell’ultima legislatura, con il rischio di svuotare il valore della vita quotidiana.

Il messaggio arrivato dal Quirinale sembra rivolto alla crescente moltiplicazione delle giornate nazionali celebrative. Sergio Mattarella non ha usato formule colloquiali, ma il senso del richiamo appare netto: trasformare ogni tema in una ricorrenza rischia di rendere indistinguibile ciò che merita davvero di essere ricordato.

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Il richiamo del Quirinale

Le giornate nazionali già previste sono 51. Di queste, 20 sono state istituite soltanto durante l’ultima legislatura, un dato che restituisce la rapidità con cui il calendario delle celebrazioni si è ampliato.

Nel suo intervento alle Camere, Mattarella ha così invitato a riflettere sull’opportunità di aggiungere continuamente nuove occasioni ufficiali. Il presidente non ha parlato di una generica giornata dedicata a qualsiasi argomento, ma il suo richiamo va nella direzione di uno stop agli eccessi.

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Quando tutto diventa celebrazione

Gli italiani hanno una naturale propensione alle feste e alle ricorrenze, ma questa caratteristica non basta a giustificare ogni nuova istituzione. Se il calendario si riempie senza misura, il rischio è che le singole giornate perdano forza e che il loro significato venga percepito come ordinario.

A essere messo in discussione è anche il rapporto con il quotidiano. La continua trasformazione di temi e valori in appuntamenti celebrativi può finire per oscurare proprio quella dimensione comune della vita che le istituzioni dovrebbero contribuire a riconoscere, non a cancellare.

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