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Politica 3 min di lettura48 min fa

Mattarella e il lavoro del futuro: l’uomo non diventi servo delle macchine

Al Quirinale, durante la consegna delle Stelle al Merito, il presidente difende salari dignitosi, centralità della persona e fiducia concreta nei giovani.

L’intelligenza artificiale e l’arrivo annunciato di decine di migliaia di robot umanoidi stanno trasformando il rapporto tra persone e occupazione. Sergio Mattarella ha messo in guardia dal rischio che l’innovazione finisca per subordinare l’uomo alle macchine, ribadendo che ogni scelta sul futuro del lavoro deve restare sotto la responsabilità delle comunità e delle istituzioni democratiche.

Il capo dello Stato è intervenuto al Quirinale durante la cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del lavoro, collegando l’appuntamento all’ottantesimo anniversario della Repubblica. Nel suo discorso ha indicato il lavoro come fondamento della vita democratica, della dignità individuale e della coesione sociale.

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L’intelligenza artificiale cambia le regole

Secondo Mattarella, l’introduzione delle nuove tecnologie incide già sull’organizzazione della società, modificando tempi, spazi e condizioni della vita quotidiana. La prospettiva di una diffusione su larga scala dei robot umanoidi impone quindi una riflessione non più rinviabile sul valore dell’attività umana.

Il presidente ha osservato che il progresso tecnologico non va respinto, ma governato. L’obiettivo deve essere quello di rendere gli strumenti più avanzati alleati del benessere collettivo, senza cedere né alla paura né a un rifiuto ideologico dell’innovazione. «Vorremmo evitare che, tra qualche decennio, questa cerimonia possa essere sostituita da un concorso per l’umanoide più solerte», ha detto con una battuta durante il suo intervento.

Per il capo dello Stato, la creatività, l’ingegno e un’organizzazione rispettosa dei valori umani restano elementi inseparabili dal lavoro inteso come espressione di libertà. Le macchine dovrebbero aumentare precisione, sicurezza e capacità delle persone, oltre a ridurre la fatica, non creare nuove forme di subordinazione attraverso un uso distorto degli algoritmi.


Salari dignitosi, non un ostacolo

Nel discorso Mattarella ha contestato anche l’idea che una crescita adeguata delle retribuzioni rappresenti soltanto un peso per le imprese. A suo giudizio, la giusta dinamica salariale deve essere riconosciuta come parte della dignità del lavoratore e non considerata una voce da comprimere per aumentare la competitività.

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Il presidente ha comunque richiamato l’esigenza di far crescere la produttività aziendale e ha difeso il valore del confronto sociale nelle relazioni industriali. L’Europa, ha spiegato, è chiamata a proteggere il proprio modello sociale mentre affronta le trasformazioni tecnologiche, evitando una società sempre più divisa tra privilegiati e persone private di diritti e opportunità. «Non pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro», è stata la formula scelta per descrivere questo rischio.

Mattarella ha definito il lavoro uno spazio nel quale ciascuno può esprimere competenze e talento, contribuendo al benessere della famiglia e della comunità. La sua funzione, ha aggiunto, non è soltanto economica: crea relazioni, diffonde benessere, alimenta la pluralità delle idee e rafforza la partecipazione alla vita democratica.


Ai giovani serve fiducia reale

Nella parte conclusiva, il presidente ha valorizzato la testimonianza dei Maestri del Lavoro, descrivendola come un ponte tra memoria e futuro. La coesione sociale, ha sottolineato, favorisce il senso del bene comune e produce effetti positivi anche sull’economia e sulle istituzioni.

Da qui l’appello a sostenere le nuove generazioni con strumenti concreti e non soltanto con dichiarazioni di principio. «Ai giovani va data fiducia, ampiamente e concretamente», ha affermato Mattarella, affidando proprio alla trasmissione dell’esperienza il compito di accompagnare il cambiamento senza perdere di vista la centralità della persona.

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