Mattarella avverte: senza lavoro la società rischia di spaccarsi
Al Quirinale il presidente richiama il valore civile dell’occupazione e chiede di governare l’innovazione senza sacrificare salari, diritti e coesione
Una società divisa tra pochi privilegiati e una maggioranza esclusa: è lo scenario che Sergio Mattarella considera possibile se il lavoro venisse trattato come un retaggio del passato o come un semplice costo aziendale. Nel suo intervento al Quirinale, il presidente della Repubblica ha legato occupazione, democrazia e dignità della persona.
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Il rischio di una società duale
Parlando durante la cerimonia per la consegna delle Stelle al Merito del lavoro, Mattarella ha messo in guardia dall’idea che l’occupazione possa essere superata in nome dell’automazione o della tecnologia. Secondo il capo dello Stato, una simile impostazione potrebbe restringere la libertà e produrre una distribuzione sempre più diseguale dei diritti.
Il presidente ha evocato l’immagine biblica dei “pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro”, per descrivere una comunità nella quale il benessere resta concentrato nelle mani di pochi. Il lavoro, al contrario, consente alle persone di esprimere capacità e professionalità, contribuendo alla vita della famiglia e della collettività.
Salari e competitività non sono nemici
Nel passaggio dedicato all’economia, Mattarella ha respinto la contrapposizione tra retribuzioni adeguate e competitività. Ha osservato che una dinamica salariale corretta dovrebbe essere riconosciuta come parte della dignità del lavoratore, non considerata soltanto una voce da comprimere per ridurre i costi.
Allo stesso tempo, il presidente ha richiamato l’esigenza di aumentare la produttività delle imprese. La sua critica riguarda piuttosto l’atteggiamento di chi accoglie senza riserve gli investimenti destinati a sostituire la manodopera, indipendentemente dai loro risultati, mentre guarda con sospetto agli aumenti salariali.
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Lavoro, innovazione e democrazia
Per Mattarella, il lavoro non rappresenta soltanto uno strumento economico. “È veicolo di democrazia”, ha affermato, sottolineando come la cultura del lavoro favorisca idee, pluralismo, relazioni e benessere condiviso. Da qui il suo richiamo al valore del confronto sociale nelle relazioni tra lavoratori, imprese e istituzioni.
Il capo dello Stato ha inoltre sostenuto che le trasformazioni tecnologiche vadano guidate e non subite. A suo giudizio, il primato della persona deve restare centrale davanti a tecnocrazie capaci di utilizzare la scienza e l’innovazione per costruire potere fondato sul profitto anziché sulla partecipazione democratica.
La sfida dell’Europa
Il messaggio è stato rivolto anche al continente europeo, chiamato a difendere i valori della propria civiltà e il modello sociale costruito nel tempo. Mattarella ha indicato nell’innovazione governata, accompagnata dal dialogo e dalla dialettica nelle relazioni di lavoro, la strada per affrontare questa fase.
L’occasione della cerimonia è stata inoltre collegata all’ottantesimo anniversario della Repubblica. Il presidente ha ricordato che il lavoro occupa un posto fondamentale nelle sue basi e che l’impegno dei lavoratori, individuale e collettivo, costituisce una testimonianza concreta di etica civile e responsabilità verso la comunità.
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