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Politica 1 min di lettura2 ore fa

Marzo è il mese chiave: il piano di Meloni agita gli alleati

La maggioranza prepara scenari elettorali mentre resta ufficiale la linea della scadenza naturale: il primo appuntamento possibile sarebbe il 16 maggio, con voto accorpato a giugno.

Dietro la smentita pubblica di elezioni anticipate, nella maggioranza prende forma un calendario diverso. Giorgia Meloni avrebbe infatti illustrato agli alleati l’ipotesi di lasciare l’incarico a marzo, dopo il Consiglio europeo previsto a Roma, aprendo così la strada a una consultazione anticipata.

Il quadro resta presentato come una possibilità, non come una decisione già presa. Tuttavia, nei vertici a Palazzo Chigi con Antonio Tajani, Matteo Salvini e gli altri esponenti della coalizione, la premier avrebbe discusso anche tempi e modalità di questo eventuale passaggio.

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La linea ufficiale resta prudente

Il messaggio ripetuto dal centrodestra continua a escludere cambiamenti immediati: il governo, secondo la posizione ufficiale, dovrebbe arrivare alla conclusione naturale della legislatura. È la formula utilizzata per respingere l’ipotesi di un ritorno alle urne prima del previsto.

A contraddire almeno in parte questa cautela è però l’attività interna ai partiti. La destra starebbe già lavorando alla campagna elettorale e avrebbe intensificato la ricerca dei candidati, segnale di una preparazione compatibile anche con una convocazione anticipata degli elettori.

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Il calendario apre più scenari

Nel caso in cui il percorso verso le urne cominciasse a marzo, la prima data utile per votare sarebbe il 16 maggio. L’ipotesi considerata più probabile resta comunque quella di un appuntamento a giugno, accorpato alle elezioni comunali: una soluzione che consentirebbe di concentrare in una sola giornata più consultazioni.

Il nodo, quindi, non riguarda soltanto la data del voto, ma anche il momento in cui Meloni potrebbe formalizzare le dimissioni. Il passaggio dopo il Consiglio europeo di Roma è lo scenario prospettato agli alleati, mentre all’esterno la maggioranza continua a difendere l’idea della scadenza naturale.

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