Magi, quinto giorno senza cibo: la sfida sulla legge elettorale
Il leader di Più Europa prosegue la protesta e chiede di cancellare l’aumento delle firme necessario per presentare le liste alle elezioni.
Al quinto giorno di sciopero della fame, Riccardo Magi conferma l’intenzione di andare avanti nella protesta contro la legge elettorale. Il segretario di Più Europa si dice affaticato e ha annunciato che domani si sottoporrà a una visita medica, ma ribadisce di voler mantenere alta la pressione sul governo e sulla maggioranza.
La protesta non si ferma
«Sono un po’ stanco, debole, ma molto determinato», ha spiegato Magi parlando delle proprie condizioni. La mobilitazione nasce dalla richiesta di modificare la norma che quadruplica il numero di firme necessario per presentare una lista alle elezioni.
Secondo il leader di Più Europa, quella disposizione rappresenta un ostacolo all’accesso alla competizione elettorale. Magi sostiene che la protesta non riguardi soltanto i partiti, ma il diritto dei cittadini a trovare un’offerta politica ampia e a sostenere le formazioni politiche con strumenti semplici, compresa la firma digitale attraverso Spid.
L’appello a governo e maggioranza
L’obiettivo dichiarato è ottenere un ripensamento prima dell’approvazione definitiva del provvedimento. Magi ritiene ancora possibile intervenire sul testo, rinviandolo al Senato e portando a termine l’iter entro la fine del mese invece che entro la settimana.
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«Trovino loro il modo, scelgano loro il modo di cambiare questa norma», ha affermato. A suo giudizio, non essendo un decreto vicino alla scadenza, esisterebbero margini per correggere la disposizione senza dover rispettare una tempistica così ravvicinata.
Il nodo delle liste elettorali
Magi definisce la norma una barriera democratica e considera l’esclusione di alcune liste una forma di esercizio violento del potere. La sua critica si estende all’impianto complessivo della legge elettorale, giudicato negativo, ma individua nell’accesso alle elezioni l’aspetto più grave.
Il segretario di Più Europa respinge anche l’argomento secondo cui una soglia più bassa favorirebbe una proliferazione incontrollata delle liste. A sostegno della sua posizione cita il dato del 2022, quando le formazioni ammesse alle elezioni furono 23, il numero più basso mai registrato dopo le 21 del 1976.
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