Lula accelera sul divieto delle bets: il Brasile verso lo stop
Prima del primo turno del 4 ottobre il governo prepara un decreto più duro del previsto, mentre i club di calcio avvertono che il blocco colpirebbe il campionato e gli sponsor.
Il Brasile si avvicina a una stretta molto più ampia sulle scommesse online, e Luiz Inacio Lula da Silva ha scelto di mettere il tema al centro della campagna. Il presidente, in corsa per la rielezione, ha ribadito che vuole chiudere con le bets anche se il mondo del calcio spinge nella direzione opposta.
A Rio de Janeiro, parlando in un comizio, Lula ha promesso di mettere fine al settore e ha legato la scelta alla tutela dei giovani e della società brasiliana. In parallelo, il governo sta preparando un decreto esecutivo che potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, dunque prima del voto del 4 ottobre.
La linea di Lula irrita i club
La posizione del presidente si scontra con quella delle società calcistiche, che da tempo contano sulle sponsorizzazioni delle aziende di scommesse. Per diversi club, un blocco totale rischierebbe di creare un danno pesante ai bilanci e all’intero sistema del campionato.
Le proteste non si limitano a un allarme economico: dall’ambiente del calcio arriva l’idea che un divieto possa avere effetti dirompenti. I club sostengono infatti che senza quelle entrate il campionato brasiliano sarebbe esposto a conseguenze molto serie.
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Il decreto può cambiare molto più del previsto
L’ipotesi sul tavolo dell’esecutivo non riguarda soltanto una limitazione parziale. In un primo momento si era pensato a restrizioni per i casinò online e alla pubblicità delle bets, ma ora la strada più probabile è quella di un divieto complessivo delle società di scommesse.
C’è anche un altro fronte allo studio: il governo valuta di imporre alle piattaforme il rimborso per chi è finito indebitato a causa del gioco d’azzardo. Il dossier, però, trova già un forte sostegno nell’opinione pubblica.
Secondo un sondaggio, il 75% dei brasiliani è favorevole allo stop delle scommesse online. Per molti, infatti, il fenomeno è una delle cause dell’indebitamento crescente delle famiglie.
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