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Politica 1 min di lettura5 giorni fa

Legge elettorale, Meloni stringe i ranghi: fiducia e assenze vietate

A Palazzo Chigi arriva la linea della massima compattezza: dal primo ottobre quasi nessuno potrà mancare, con un’unica eccezione per i sottosegretari agli Esteri in missione.

La partita sulla legge elettorale si sposta sul terreno della compattezza politica. Nel corso del Consiglio dei ministri, secondo più fonti, Giorgia Meloni avrebbe chiesto presenza piena in Aula in vista di un passaggio che si annuncia delicato e per il quale è stata autorizzata la fiducia.

La presidente del Consiglio, nei giorni precedenti, aveva già lasciato intendere che l’esito del voto sarebbe stato decisivo: se la riforma non dovesse andare in porto, aveva osservato in televisione, il governo dovrà prenderne atto. Da qui l’indicazione a ministri e sottosegretari di limitare al minimo le assenze proprio nella fase più sensibile dell’esame parlamentare.


La richiesta di presenza totale

Il messaggio arrivato da Palazzo Chigi sarebbe stato netto: tutti devono farsi trovare a Roma. Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, avrebbe descritto il voto alla Camera come un percorso complesso, spiegando che dal primo ottobre e soprattutto nella settimana successiva servirà ridurre al massimo ogni defezione.

La raccomandazione, stando al racconto delle stesse fonti, non riguarderebbe solo i ministri ma anche i sottosegretari. L’idea è evitare vuoti in una fase in cui ogni presenza può pesare sull’esito della votazione e sulla tenuta della maggioranza.

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L’unica eccezione ammessa

Sul punto sarebbe intervenuta anche una precisazione della premier. Meloni, sempre secondo quanto riferito, avrebbe concesso una sola deroga: quella per i sottosegretari agli Esteri impegnati in missione fuori dal Paese.

Per tutti gli altri, la linea sarebbe stata molto chiara. Roberto Calderoli, che ha seguito direttamente la riforma al tavolo degli sherpa, avrebbe rilanciato l’esigenza di restare compatti fino al voto, mentre il governo si prepara a un passaggio parlamentare considerato decisivo per il destino del provvedimento.

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