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Politica 3 min di lettura2 giorni fa

Lega sotto pressione: Romeo sfida Salvini su congresso e consensi

Il capogruppo al Senato boccia la mossa del segretario e chiede un cambio di linea per fermare la perdita di voti nel Nord

Il problema per la Lega non è soltanto il congresso straordinario annunciato da Matteo Salvini, ma la direzione politica del partito e il progressivo arretramento nei consensi. Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda, contesta la strategia del leader e raccoglie il malessere dei territori settentrionali.


Il calo dei consensi alimenta la rivolta

Romeo fotografa una situazione che considera sempre più delicata: il 34% ottenuto alle Europee del 2019 è ormai lontano, mentre le rilevazioni più recenti collocano la Lega al 4,7%, con una tendenza ancora negativa. Secondo il dirigente, il partito perde circa lo 0,2% ogni mese e, in caso di elezioni a maggio, potrebbe scendere attorno o persino sotto la soglia del 4%.

Nel mirino c’è anche la vicenda di Roberto Vannacci, candidato alle Europee dopo essere stato portato in politica da Salvini. L’operazione avrebbe dovuto riportare voti, ma dopo la separazione dal Carroccio il generale avrebbe trasferito il proprio seguito al nuovo partito Futuro Nazionale. Romeo riassume così l’allarme: “Il partito è in caduta libera. Il trend fa spavento”.


Il congresso non ricuce la frattura

A rendere più aspra la situazione è la proposta di convocare un congresso straordinario. Romeo sostiene che l’assemblea non sarebbe aperta all’intera base, ma verrebbe affidata agli stessi delegati che circa un anno e mezzo fa hanno eletto Salvini. Per questo considera l’iniziativa un passaggio tattico e annuncia di non voler prendervi parte: “È un trappolone. Io non ci casco”.

Il capogruppo precisa che la contestazione non nasce da un conflitto personale. Né lui né i governatori Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti avrebbero chiesto a Salvini di lasciare la segreteria. La richiesta, piuttosto, riguarda un assetto capace di coinvolgere davvero il partito e di correggerne le scelte.


Nei territori cresce il malessere

L’insofferenza, secondo Romeo, sarebbe ormai visibile in diverse aree del Nord: Varese, Bergamo, Brescia, Monza e Brianza, Valtellina, Liguria e Piemonte. Il dissenso non riguarda quindi soltanto i vertici o una singola corrente, ma si estende alle strutture locali e ai militanti.

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La questione Vannacci viene indicata come uno dei simboli della difficoltà leghista. Romeo ritiene sbagliato inseguire il generale sul terreno delle posizioni più radicali, soprattutto su sicurezza e immigrazione. A suo giudizio, la Lega dovrebbe offrire risposte concrete da forza di governo, senza competere a colpi di dichiarazioni sempre più estreme.


La proposta: Salvini resti, ma con una squadra

La soluzione indicata dal segretario lombardo non passa necessariamente dalla sostituzione di Salvini. Romeo propone invece di restituire centralità all’identità storica della Lega, riportando al centro temi come fisco, burocrazia e federalismo. Il cambio di rotta, sostiene, dovrebbe essere urgente.

L’ipotesi è quella di affiancare al segretario un organismo con poteri effettivi, una sorta di comitato elettorale incaricato di incidere sulle decisioni. In questo modo Salvini conserverebbe il ruolo, ma la linea politica verrebbe definita da una squadra più ampia.


Lo scontro può arrivare agli incarichi

Il conflitto potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione interna. Salvini avrebbe già interrotto i rapporti personali con Romeo e potrebbe valutare la sua sostituzione come capogruppo al Senato, oltre al commissariamento della segreteria lombarda. Tra i possibili nomi per il ruolo parlamentare viene indicato Claudio Borghi.

Romeo sostiene però che eventuali sanzioni non risolverebbero il problema. Rivolgendosi direttamente a Salvini, avverte che rimuoverlo dagli incarichi e blindare il congresso produrrebbe soltanto nuove uscite e un ulteriore peggioramento dei sondaggi. Il dirigente assicura infine di agire insieme a Fontana e agli altri esponenti critici per il futuro della Lega, ma anche nell’interesse dello stesso segretario.

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