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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Lega, il voto misura il dissenso: la soglia che può pesare su Salvini

Dopo gli scontri tra Nord e linea nazionale, il congresso arriva alla giornata decisiva con la sfida interna e il confronto tra Salvini e Garavaglia

Il numero da osservare oggi non sarà soltanto quello della rielezione di Matteo Salvini, considerata fuori discussione, ma soprattutto il risultato di Massimo Garavaglia. Nel congresso della Lega, una quota tra il 18 e il 20% per lo sfidante viene indicata come il dato capace di dimostrare quanto sia ampio il dissenso interno.

La vigilia del voto è stata segnata da accuse incrociate, richiami all’unità e dal riemergere della questione settentrionale. Salvini e Garavaglia si sono mostrati insieme davanti ai fotografi, ma il clima disteso è durato poco: nel partito sono tornate a confrontarsi identità territoriale, sovranismo e linea nazionale.

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Garavaglia alza il tema del consenso

A dare voce alla parte più critica è stato Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, che ha respinto l’accusa di muoversi per ragioni personali. Il suo intervento ha riportato al centro la perdita di consensi e la necessità di usare il congresso per un confronto politico autentico, non per isolare chi esprime posizioni diverse.

Il messaggio rivolto alla leadership è stato netto: «La gente non ci vota più». Romeo ha escluso qualsiasi ipotesi di separazione dal partito, ribadendo la propria appartenenza alla Lega, ma ha anche invitato a non ripetere il percorso di Matteo Renzi, passato dal 40% al 2%. A suo giudizio, la Lega non deve trasformare il congresso in una resa dei conti né assumere dinamiche simili a quelle del Pd.

Claudio Durigon ha contestato il metodo scelto da Romeo, giudicando dannoso il ricorso ai giornali per attaccare il partito. Nel fronte dei governatori, invece, il tono è stato più articolato: alla richiesta di compattezza si è affiancato il richiamo alle radici settentrionali del movimento.


Il Nord chiede spazio nella Lega

Marco Dreosto, senatore e segretario della Lega in Friuli Venezia Giulia, ha accusato Romeo di alimentare contrasti personali e territoriali. Ha sostenuto che la priorità debba essere il bene del partito e ha avvertito che il riferimento al Nord non può tradursi nell’abbandono di una Lega presente su scala nazionale. Il correntismo, ha aggiunto, rappresenta uno dei principali fattori di indebolimento.

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Attilio Fontana ha parlato di un malessere che non riguarda soltanto lui e che troverebbe conferma anche nei sondaggi. Luca Zaia ha collegato il consenso alla difesa di un’identità riconoscibile, chiedendo rispetto per le diverse sensibilità interne e ricordando che chi prevale deve poi rappresentare l’intero partito.

Zaia ha inoltre messo in guardia da una deriva sovranista capace di diventare liberticida, rivendicando il carattere liberale della Lega. Luca Toccalini ha proposto una lettura diversa, sostenendo che il movimento non sia mai stato davvero moderato. Il congresso si è così trovato sospeso tra l’eredità autonomista e il rapporto con la destra più radicale.


Oggi la resa dei conti politica

Alberto Stefani, presidente del Veneto, ha scelto una posizione più prudente e ha invitato a ricomporre le fratture, spostando il confronto politico fuori dagli organismi del partito. Maurizio Fugatti ha indicato invece una direzione precisa: recuperare l’identità leghista per tornare sopra la soglia del 10% e riconquistare gli elettori del Nord oggi orientati verso Fratelli d’Italia.

È rimasta lontana dai lavori la figura di Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia. La sua assenza, secondo quanto riferito, non sarebbe legata alla contesa politica, ma a un impegno personale: la cresima del figlio.

La giornata decisiva prevede gli interventi di Salvini e Garavaglia, seguiti dal voto per la segreteria. Salvini, presente e seduto accanto al ministro dell’Economia, durante la prima parte del congresso ha osservato senza intervenire. Ora l’attenzione si sposta sul margine ottenuto dallo sfidante: una percentuale tra il 18 e il 20% potrebbe certificare che la protesta interna non è episodica e dispone di un peso politico concreto.

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