Leadership europee senza bussola: il doppio errore che alimenta il populismo
Marco Follini riflette sulla crisi delle culture cristiano-democratica e socialdemocratica, sospese tra l’illusione del dopo Muro e la resa alle nuove sirene populiste.
Il problema, secondo Marco Follini, non sta soltanto nella forza dei cambiamenti che hanno attraversato l’Europa, ma anche nell’incapacità delle sue classi dirigenti di interrogarsi davvero sulle proprie responsabilità. Tra la sicurezza seguita alla fine dell’Unione Sovietica e la successiva paura davanti al populismo, le leadership liberaldemocratiche avrebbero oscillato da un eccesso all’altro senza comprendere fino in fondo le ragioni di entrambe le crisi.
A rimanere irrisolta è soprattutto la domanda su quanto vi sia stato di inevitabile e quanto, invece, sia dipeso da scelte politiche precise. Follini individua proprio in questo spazio non esplorato il possibile filo per orientarsi nella confusione attuale.
L’Europa prigioniera dei propri estremi
Dopo il tramonto dell’egemonia sovietica, le forze liberal-democratiche si convinsero di avere davanti a sé una stagione quasi incontrastata. Quella fiducia, però, finì per trasformarsi in autosufficienza: il mercato venne lasciato procedere con vincoli sempre più deboli e le sue conseguenze sociali divennero difficili da conciliare con l’idea di equità.
La crescita delle disuguaglianze contribuì così a indebolire il consenso verso i partiti che avevano ereditato la vittoria sul comunismo. La fine dell’avversario storico, osserva Follini, non produsse soltanto vantaggi: privò anche le democrazie occidentali di quella pressione esterna che le aveva costrette a prestare maggiore attenzione alla giustizia sociale.
Dal trionfo alla nuova paura
Il crollo del socialismo reale danneggiò profondamente i Paesi che lo avevano adottato, ma ebbe effetti indiretti anche sui loro antagonisti. Venuta meno la competizione ideologica, l’Occidente scoprì di avere meno motivi per correggere i propri eccessi. L’entusiasmo nato dopo il 1989 si consumò quindi in tempi relativamente brevi.
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Al suo posto si impose un senso di vulnerabilità. Le culture cristiano-democratica e socialdemocratica, un tempo centrali nel sistema politico europeo, si trovarono a fare i conti con un populismo capace di presentarsi come risposta alle paure e alle frustrazioni accumulate. Secondo Follini, proprio la difficoltà delle classi dirigenti nel gestire questa sfida ha favorito il ritorno di una nuova mitologia politica.
Una crisi mai davvero analizzata
L’autore considera necessariamente schematico questo quadro, ma lo ritiene utile per descrivere lo smarrimento delle leadership europee. Prima esse diedero per scontata la propria affermazione, confidando che la dissoluzione dell’impero sovietico avesse assicurato un futuro favorevole; in seguito finirono per considerare quasi inevitabile il successo della predicazione populista.
In entrambi i passaggi, sostiene Follini, è mancata una riflessione sufficientemente approfondita. Le élite politiche hanno attribuito il proprio destino a forze esterne, ora benevole ora ostili, invece di misurarsi con le conseguenze delle loro decisioni. La questione resta al centro del suo intervento, diffuso domenica 4 ottobre 2026.
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